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Il tema bucolico nelle letterature europee
4. Evoluzione della letteratura pastorale a fine secolo XIX
Nel Medioevo non c’è in Europa una vera e propria letteratura pastorale perché non c’è una idealizzazione della natura. Qualche riflesso della vita dei pastori si trova nelle pastourelles provenzali, contrasti amorosi fra un cavaliere poeta e una villanella rustica, o nelle affini pastorelas lusitano-galleghe o serranillas castigliane, che assunsero forma d’arte, al limite dell’età medioevale, con Inigo Santillana (1398-1458). Nel Rinascimento invece il tema pastorale diviene uno degli elementi dell’estetica classicista, per lo più attraverso la mediazione italiana, a volte direttamente legato all’imitazione di Virgilio o Teocrito.
In Spagna il maggior esponente fu Garcilaso de la Vega (1503-1536), allievo dell’umanista italiano Lucio Marineo Siculo insieme ad altri rappresentanti della cultura d’influsso italiano come Juan Boscán Almogáver, il traduttore del Cortegiano. Negli ultimi anni della sua breve vita Garcilaso de la Vega, ammiratore del Sannazzaro ma anche lettore di Virgilio e Petrarca, compose tre Eglogas in cui s’incontrano tematiche amorose (col nome di Galatea o Elisa canta Isabella Freyre, la donna amata morta intorno al 1530), e idealizzazioni di personaggi della corte spagnola. Nella prima si susseguono due monologhi amorosi, quello di Salicio che lamenta l’indifferenza di Galatea e quello di Nemoroso che piange la morte dell’amata Elisa. La seconda, di quasi duemila versi, contrappone la passione infelice di Albanio per Camilla, cacciatrice sua amica d’infanzia che rifiuta di mutare l’infantile amicizia in rapporto amoroso, con la saggezza di Salicio e la gioiosa esperienza di Nemoroso, che ha incontrato un grande maestro, identificato chiaramente in fra Severo Varini. La terza è un canto amebeo che richiama modelli virgiliani.
Fra Luis de León (1527-1591 ca), agostinano, professore a Salamanca, fu poeta e mistico. Tradusse dalla Bibbia (Cantar de los Cantares), Pindaro, Orazio, Virgilio e i poeti italiani. Tema fondamentale delle sue liriche è la ricerca della vita appartata nella campagna per comunicare con Dio.
In Portogallo scrivono ecloghe fra il '400 e il '500 Sa de Miranda (che viaggiò in Italia), Bernardim de Ribeiro e Cristobal Falcão. In Francia Remy Belleau (1528-77) poeta della Pléiade, amico di Ronsard che lo definisce "pittore della natura", traduce Arato, compone Bergeries e Eglogues sacrées prises du Cantique des Cantiques: notiamo quindi come le fonti siano, oltre alla poesia classica della natura e alla poesia italiana, anche la Bibbia, in particolare il più poetico e fascinoso dei suoi testi, rivisitato nello stesso periodo anche da Luis de León.
L’inglese Edmund Spenser compone nel 1579 lo Shepherd’s Calendar (Calendario del pastore), 12 ecloghe dedicate ai mesi dell’anno con contenuto amoroso, allegorico e morale/religioso. In particolare l’ecloga di ottobre è un canto amebeo sul valore della poesia interpretato in chiave platonica. Poemi pastorali di contenuto mitologico e amoroso scrive Michael Drayton nello stesso periodo.
Anche Shakespeare risente dell’influenza del tema pastorale, non solo indirettamente (si veda più oltre il riferimento a As You Like It), ma anche esplicitamente nella commedia The Winter’s Tale, rappresentata nel 1611. La figlia del re di Sicilia, Perdita, è stata esposta e allevata da un pastore in Boemia. Il momento cruciale delle peripezie di Perdita e del suo innamorato, il principe boemo Florizel, coincide con la festa della tosatura, a cui partecipano Florizel, che si è fatto passare per un pastore, e, travestiti per investigare su questo amore scandaloso, il re e il suo consigliere. La festa costituisce un vero e proprio inserto pastorale: le pastorelle Mopsa e Dorcas con linguaggio fortemente realistico si contendono le attenzioni del fratello adottivo di Perdita; gli elementi nella natura sono descritti con la precisione botanica di Virgilio; frequenti i paragoni agresti e i richiami mitologici. Sono previste anche due danze, una di pastori e pastorelle, l’altra di mandriani travestiti da Satiri. Che si tratti di una sorta di metateatro traspare dalle parole stesse di Perdita: "Mi sembra di venir recitando una parte quale ho veduto nelle pastorali per la Pentecoste" (atto IV, vv. 133-134)
In Polonia la poesia pastorale si rifà direttamente a Virgilio, più che dipendere dalla mediazione italiana. Lo studio di Virgilio era stato introdotto all’università di Cracovia dal protoumanista Grzegorz z Sanoka (Gregorio di Sanok), come racconta il suo biografo Filippo Buonaccorsi, suscitando un grandissimo interesse sia sul piano contenutistico (il mondo polacco fu colpito sempre dalla IV ecloga di Virgilio) sia come modello formale. La più antica poesia latina polacca, il Dialogus de Sbigneo Olesnicki, scritta nel 1461-63 in onore di un vescovo defunto, è ispirata alle ecloghe virgiliane. L’autore più importante di poesia pastorale in latino è Andreas Schoeneus (1552-1615), che scrisse tre ecloghe, Adonis, Daphnis e Palaemon: sotto i nomi classici dei pastori si celano vescovi e amici del poeta, e il Dafni la cui morte è cantata nella seconda ecloga raffigura il re polacco Batory. In polacco scrive invece Szymon Szymonovic (1558-1629), autore di 10 ecloghe (sielanki) d’imitazione classica (Virgilio e Teocrito) e altre dieci maggiormente realistiche, in cui la campagna descritta è quella polacca e ai motivi bucolici vanno sostituendosi motivi georgici. I suoi imitatori, Naborowski, Wieszczycki e Miaskowski, accentuano l’elemento folklorico polacco; dell’ultimo ricordiamo anche poesie religiose natalizie (Rotuly) in cui Apollo e le Muse fanno visita al Presepio e Calliope parafrasa la IV ecloga virgiliana applicandola a Cristo; l’autore è definito dalla Musa Pollio polski (Pollione polacco).
Anche in Ungheria l'influsso della letteratura bucolica ha un'importanza rilevante per lo sviluppo della letteratura nazionale.
Il romanzo pastorale del Sannazzaro costituisce il modello fondamentale per la prosa europea di genere bucolico, spesso costituita da un nucleo narrativo accompagnato da parti liriche. In Spagna Jorge Montemayor (1520-1561), di origine portoghese, imitatore, oltre che del Sannazzaro, dei poeti spagnoli Garcilaso e Ribeira, influenzato dal Petrarca e dalla poesia popolare, scrive Los siete libros de la Diana: narrazioni in prosa di amori di pastori e ninfe con inserti lirici, intorno ad una novella bucolica, Félix y Felismena, presa dal Bandello (II 36). L’opera ebbe un enorme successo e molte imitazioni e continuazioni; fu tradotta in latino e in diverse lingue d’Europa.
In Francia l’influenza del Montemayor fu sentita soprattutto da Honoré d’Urfé (1567-1625), autore, oltre che di liriche pastorali, del lungo romanzo Astrée. L’argomento è l’amore contrastato fra la capricciosa Astrea e il sognatore Celadon: il tema amoroso si unisce ad una idealizzazione della natura e a un sentimentalismo quasi preromantico. Molto apprezzato all’epoca da Madame de Sevigné e La Fontaine, avrà in seguito l’approvazione di Rousseau e un successo europeo, comprese traduzioni tedesche.
In Inghilterra Philip Sidney (1554-1586) scrive Arcadia, un romanzo ispirato alla tradizione del romanzo ellenistico di amore e peripezie, ma con ambientazione arcade. Basilius, re dell’Arcadia, alleva come pastorelle Pamela e Philoclea (si noti l’accostamento fra un nome greco e un nome inventato dal Sidney stesso, che avrà poi una grande diffusione nella letteratura attraverso Richardson e, in Italia, Goldoni). Dopo molte avventure, mescolate a digressioni, inserti poetici, novelle e osservazioni moraleggianti, sposeranno due principi naufraghi che le corteggiano travestiti da Amazzone e pastore. Una seconda stesura in metro epico non verrà completata dall'autore. Thomas Lodge (1558-1625 ca.) scrive Rosalynde, rielaborando una leggenda medioevale trasferita in ambiente bucolico. L’opera costituirà il modello della shakespeariana As you like it.
La poesia della natura è fortemente sentita sia negli autori influenzati dal fenomeno dell’Arcadia, sia 88dall’Illuminismo con l’idealizzazione dell’innocenza primigenia, sia dal Neoclassicismo sia dal primo Romanticismo.
Pastorale è la produzione giovanile di Alexander Pope (1688-1744): le sue Pastorals, iniziate a sedici anni e pubblicate nel 1709, ebbero un grande successo e rivelarono la sua già matura abilità di versificatore, nonostante la scarsa originalità; nello stesso periodo compose il Messia, ispirato alla IV ecloga di Virgilio. Probabilmente proprio il successo di pubblico di opere sostanzialmente di maniera provocarono la reazione negativa di Samuel Johson: nel suo racconto satirico The history of Rasselas prince of Abyssinia troviamo una rappresentazione parodistica della vita bucolica, uno dei generi di vita che i protagonisti, fuggiti da una sorta di prigione dorata in cui erano cresciuti, osservano per poter scegliere il genere migliore. E' interessante rilevare come il tema bucolico sia già divenuto oggetto di parodia: va peraltro notato come tutti i generi di vita osservati risultano insoddisfacenti, in quanto l'opera, come il Candide di Voltaire nello stesso periodo, ha un'impostazione fortemente pessimistica.
Nell’ambito degli scrittori di lingua tedesca nasce il Bund di Gottinga, un circolo di poeti che predica la semplicità e il sentimento della natura. A questi fa riferimento lo zurighese Salomon Gessner (1730-1788), lettore di Virgilio e, in traduzione, di Teocrito e Longo Sofista. Oltre a un poemetto Dafni, ispirato al romanzo di Longo, a due drammi pastorali e al poema Morte di Abele (notiamo nuovamente l’influenza biblica sulla letteratura pastorale, accanto a quella classica), Gessner è particolarmente famoso per 50 Idilli in prosa. Nella prefazione afferma di imitare Teocrito, che considera il migliore del genere bucolico; ma la sua concezione della poesia pastorale è assai lontana dal realismo teocriteo, risente piuttosto della idealizzazione della vita campestre tipica delle Georgiche, del tema virgiliano dell’età dell’oro e del moralismo di Longo. Del resto non ha evidentemente idea della civiltà ellenistica: "Teocrito ha avuto la difficile arte di mettere nei suoi versi quella simpatica negligenza che ha dovuto caratterizzare la prima infanzia della poesia... Bisogna convenire che la semplicità dei costumi un po’ meno corrotti del secolo in cui visse, e il pregio in cui era tenuta l’agricoltura, facilitarono molto l’arte di lui". Il tema dell’amore è comunque sempre presente, un amore lieto e corrisposto, tanto da capovolgere nella conclusione i modelli (Milone); così pure il canto amebeo (Lica e Milone, Damone e Fillide) e il gusto per la descrizione, in cui si risolve, curiosamente, anche l’imitazione della VI ecloga (La brocca rotta); ma accanto a questi temi troviamo il rispetto per i vecchi (Mirtillo, Titiro e Menalca) e la cortesia premiata (Aminta, quasi una fiaba)
Al Bund di Gottinga si riferisce anche Johann Heinrich Voss (1751-1826), filologo, traduttore di Omero (la sua traduzione dell’Odissea resta la fondamentale versione tedesca) e di poeti latini. Compone 20 Idilli in esametri di cui due in dialetto. In essi evoca figure, luoghi, scene popolari della campagna tedesca, ricercando un linguaggio realistico e rifiutando il sentimentalismo romantico. Tre idilli costituiscono insieme una sorta di poemetto, Luise, che descrive il matrimonio campestre di una ragazza figlia di un parroco di villaggio. L’opera ispirò a Goethe il poemetto classicheggiante Hermann und Dorothea.
In Francia Jacques-Henri Bernardin de Saint-Pierre (1737-1814), amico di Rousseau e D’Alembert, si fa divulgatore delle utopie naturistico-umanitarie, del mito di una innocenza areligiosa corrotta della civiltà e dalla società. Il suo romanzo Paul et Virginie, concepito come un Idillio in prosa, risente dell’esotismo avventuroso alla Defoe (i protagonisti sono naufraghi come Robinson), ma soprattutto del moralismo del romanzo di Longo Sofista (forse anche del Cacciatore di Dione Crisostomo?). La fine tragica (Virginie, costretta a tornare alla civiltà, muore e Paul resta solo) porta alle estreme conseguenze il contrasto città/campagna già presente nel modello.
In prosa sono anche i romanzi di George Sand, pseudonimo maschile di Amandine-Aurore-Lucie Dupin (1804-1876), ambientati nella campagna vista come luogo di innocenza e pace. Nella prefazione de La petite Fadette, scritta nel 1848, esprime la sua concezione del compito dello scrittore, che deve diffondere pace con le sue opere senza predicare, ma semplicemente raccontando la natura e gli affetti.
L’influenza del Gessner e dell’idillio sentimentale francese si fece sentire anche nella poesia polacca della natura. Ma nel setteottocento l’elemento dominante della letteratura polacca è l’amore per la propria patria: per questo è ancora Virgilio, soprattutto con le ecloghe I, IX e IV, a fare fondamentalmente da modello. L’autore più rilevante è il romantico Zygmunt Krasinski (1812-1859), che scrive il poema Przedswit (La prealba) dandogli come motto i versi virgiliani Ultima Cumaei venit iam carminis aetas: | magnus ab integro saeclorum nascitur ordo. In esso afferma la sua fiducia nella rinascita della Polonia, a cui è affidata una missione salvifica nella storia.
4. Evoluzione della letteratura pastorale a fine secolo XIX
Il romanzo pastorale in prosa di George Sand ha molti epigoni nel secondo ottocento francese, ma il messaggio etico ed estetico della scrittrice viene presto abbandonato. Ricordiamo Ferdinand Fabre (1827-1898) che colloca nelle native Cevenne personaggi ora tratti da Teocrito e Longo, ora più realisticamente dai ricordi della propria infanzia (Julien Savignac, Le chevrier), creando un bizzarro linguaggio arcaizzante; e Léon Cladel (1835-1892) che a Parigi sogna una vita di campagna nostalgicamente ricreata, ed elabora una commistione di pastorale ed epopea (Ompdrailles, Bouscassié). Il tramonto del genere, dovuto al progresso industriale e tecnico, è sancito da Theuriet in un passo de La vie rustique: "Quando, al cadere della notte, passeggio per la campagna e, nell’oscurità crescente, vedo fiammeggiare le ciminiere delle fabbriche e sento, sotto le ruote delle locomotive che fuggono, rosse e ansimanti nelle tenebre, il suolo tremare, mi sembra che un sospiro profondo sorga dalla terra e una voce melanconica mormori intorno a me: la vita rustica è finita" (la traduzione è ripresa da AA. VV., Storia della letteratura francese, Garzanti 1985).
Spetta a Stéphane Mallarmé (1842-1899), la rivisitazione della letteratura pastorale. Il progetto iniziale di una breve opera teatrale, secondo il gusto allora diffuso delle performances per un solo attore, viene abbandonato quando la prima stesura dell’opera, Monologue d’un Faune, dotata anche di didascalie per la scena, viene giudicata non adatta al pubblico; una seconda stesura, Improvisation d’un Faune, venne rifiutata dall’autore; l’opera definitiva, Après-midi d’un Faune, esce nel 1876, dopo più di dieci anni di rimaneggiamenti, in un’edizione illustrata da Manet, con cui l’autore condivide il gusto impressionistico. Così H. P. Lund spiega il Faune: "Il fauno, incapace di stabilire relazioni ideali con le ninfe amate, costretto a dividere la donna tra erotismo e misticismo (come sempre, del resto, in Mallarmé), si rifugia nell’Arte; suonando il flauto, ricompone il ricordo confuso dell’incontro con le donne, e attraverso quest’Arte giunge a "leggere" la natura come un testo che comprende al suo interno ninfe-segni." (stessa fonte già citata). Da notare (più di quanto la critica faccia abitualmente) il fatto che la tradizione pastorale teocritea è ancora presente nell’atmosfera di sogno dell’ecloga: l’ambientazione è siciliana (O bords siciliens d’un calme marecage... Etna!), il gusto della natura ha echi da locus amoenus, e la certezza di poter avere altre donne al posto delle due ninfe richiama alla lontana il Ciclope teocriteo.
Nella figura: 1. Immagine della I Ecloga virgiliana, col dialogo fra i due pastori Titiro e Melibeo, in un manoscritto fiammingo del sec. XV; 2. N. Poussin (ca. 1594-1665), Pastori dell'Arcadia (Parigi, Museo del Louvre); 3. Un'illustrazione approntata da Proud'hon (1758-1823) per una preziosa edizione del romanzo di Longo, Le avventure di Dafni e Cloe, pubblicata a Parigi nel 1802: pur nello spirito neoclassico che anima il disegno, è evidente che la vicenda dei due pastori è stata filtrata e rivisitata attraverso il romanzo di Bernardin de Saint-Pierre.
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