S. Mallarmé
L’après-midi d’un Faune
Éclogue
Le Faune
Ces nymphes, je les veux perpétuer.
Si clair,
Leur incarnat léger, qu’il voltige dans l’air
Assoupi de sommeils touffus.
Aimai-je un rêve?
Mon doute, amas de nuit ancienne, s’achève
En maint rameau subtil, qui, demeuré le vrais
Bois mêmes, prouve, hélas!, que bien seul je m’offrais
Pou triomphe la faute idéale de roses.
Réfléchissons...
ou si les femmes dont tu gloses
Figurent un souhait de te sens fabuleux!
Faune, l’illusion s’échappe des yeux bleus
Et froids, comme une source en pleurs, de la plus chaste:
Mais, l’autre tout soupirs, dis-tu qu’elle contraste
Comme brise du jour chaude dans ta toison?
Que non! par l’immobile et lasse pâmoison
Suffoquant de claleurs le matin frais s’il lutte,
Ne murmure point d’eau que ne verse ma flute
Au bosquet arrosé d’accords; et le seul vent
Hors des deux tuyaux prompt à s’exhaler avant
Qu’il disperse le son dans une pluie aride,
C’est, à l’horizon pas remué d’une ride,
Le visible et serein souffle artficiel
De l’inspiration, qui regagne le ciel
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Il Fauno
Quelle ninfe, le voglio perpetuare.
Così chiaro
il leggero incarnato che nell’aria
assopita da folti
sonni volteggia.
Dunque ho amato un sogno?
Il mio dubbio, di notte antica ammasso,
termina in un rameggio sottile
che, rimasto lo stesso bosco vero,
prova, ahimé!, ch’ero solo
a offrirmi per trionfo il fantasioso
errore delle rose. Riflettiamo...
O se
le donne di cui glossi, figurassero
augurio dei tuoi sensi favolosi!
O Fauno, trabocca l’illusione
dagli occhi azzurri e freddi come polla
in pianto, della più casta: ma dici
che l’altra, sospirosa, come diurna
brezza calda contrasta col tuo vello?
Ma no! Se per l’immoto e languido
deliquio, soffocato di calori
lotta il fresco mattino, acqua non mormora
che non versi il mio flauto sul boschetto
imperlato d’accordi; e il solo vento
dalla duplice canna ad esalarsi
pronto, prima che in un’asciutta pioggia
disperda il suono, è all’orizzonte non
mosso da ruga, dell’ispirazione
il visibile e sereno soffio
artificiale, che risale al cielo.
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(trad. di L. Frezza)
Nell'immagine: Scenografia dal balletto "L'Après-midi d'un faune", rappresentato a Parigi nel 1912 e liberamente ispirato alla poesia di Mallarmé e al brano musicale di Debussy. La scenografia originale è di Léon Bakst e la coreografia del coreografo russo Vaclav Nižinskij: alla sua prima rappresentazione il balletto fece scalpore per l'erotismo esplicito di alcune scene, ma trovò difensori in intellettuali e artisti quali lo scultore Rodin e il pittore Odilon Redon; queste comunque non contribuirono a salvare il balletto da un oblio che solamente in epoca recente si è deciso di rimuovere.
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