"Il patrimonio greco, criticamente purificato, è parte integrante della fede cristiana" (Benedetto XVI)

"La cultura dell’Europa è nata dall’incontro tra Gerusalemme, Atene e Roma" (Benedetto XVI)

 

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L'ultimo numero di Zetesis

 

                                                                                      Numero 17-1. Copertina



 

Editoriale                                                                                                 p. 3

 
Studi

Pietro Galignani

Il mistero di Dio e la deificazione dell’uomo

in una omelia di Gregorio di Nissa                                                                   p. 6

 
Contributi

Antonio Aste

Passione e follia nella Fedra senecana                                                              p.18


Anna Penati

La via “dolorosa” di Ulisse                                                                              p.26

 

Maria Chiara Mattacchione

J'aime le souvenir de ces époques nues                                                             p.31                                                    


Esperienze didattiche

Maria Pina Dragonetti e Paolo Lamagna

Un’ipotesi per l’insegnamento linguistico al triennio:

il greco a livelli                                                                                             p.52

 
Materiali

“Niente di ciò che è umano mi è estraneo”                                                        p.78

 

                                                                                                       

                                                                                                     

                                 

 


 

 

              

                                                                   

Dall'Editoriale

 

 

Ci pare sempre più evidente uno scollamento fra il Ministero coi suoi accoliti (pedagogisti più o meno à la page, letterati in disarmo o in vena di autoaffermazione) e il mondo reale. Da questo abbiamo fortunatamente segnali positivi. Per restare in casa nostra, rivista e sito attirano interesse, richieste di partecipazione e pubblicazione, links e proposte di cooperazione. Una modesta iniziativa, trovarsi per tre sabati a leggere la seconda olimpica di Pindaro, ha suscitato adesioni senza nessuna preoccupazione di “casta” o livello: dal professore universitario al rettore di scuola paritaria, da docenti ed ex docenti di lettere classiche a docenti di scuola media col desiderio di non perdere conoscenze e interessi, alla studentessa universitaria fresca di esami. Sembra una cosa modesta, dicevamo: ma è la conferma dell’importanza di leggere in originale testi di grande bellezza e insieme l’aiuto reciproco a che tale lettura sia corretta e profonda. Un’altra iniziativa il cui esito finale è stato purtroppo rinviato ma che ha permesso incontri e riflessioni: un gruppo di giovani insegnanti ha lavorato per diversi mesi sulla tragedia greca, scegliendo tematiche e testi, con l’intento di farne una presentazione pubblica; siamo lieti di essere stati interpellati e di aver potuto dare il nostro contributo e la nostra compagnia.

 (...)

 
Dallo Studio di Pietro Galignani, Il mistero di Dio e la deificazione dell'uomo in una omelia di Gregorio di Nissa 



(...)

Eliminata dunque la visione per essenza e la pretesa di conoscere Dio in modo intellettualistico mediante concetti i quali sono soltanto idoli di Dio, si ha però l’esperienza dell’incontro esistenziale con Lui.

La purificazione del cuore ne è la condizione necessaria. Asserisce qui Gregorio che è lo stesso Vangelo che dà continue e precise indicazioni in merito. In questa omelia si limita a qualche esempio che riguarda le passioni senza approfondire ulteriormente il discorso. Si sente però la tensione ascetica che anima tutta l’esegesi delle Beatitudini, come già sottolineato. La purificazione dei sensi e del cuore richiede certamente l’impegno umano, è l’esito di una ascesi che si libera dalle lusinghe del mondo materiale e dalla pretesa che i concetti giungano alla completa e perfetta comprensione della intimità di Dio. Così Gregorio lascia capire che la pretesa di conoscere Dio attraverso concetti è la pretesa demoniaca che sedusse Adamo il quale ha creduto di diventare signore del bene e del male ma creò soltanto idoli. L’ascesi però non è frutto del solo sforzo umano ma della misericordia di Dio che purifica il cuore dell’uomo, lo rende terso e levigato come specchio il quale mostra che l’anima è riflesso e immagine divina. E’una continua tensione verso la fonte della vita, eliminazione degli ostacoli perché l’opera di Dio sia efficace, trasformi l’uomo e gli restituisca il primitivo splendore e gli renda possibile raggiungere lo scopo per il quale è stato creato ma che non ha mai raggiunto. Il richiamo al Vangelo è significativo perché in esso sono presenti tutte le indicazioni necessarie per una vita cristiana.
(...)

                            

J. Flaxman, Ulisse nell'Oltretomba (1792)Dal Contributo di A. Penati, La via "dolorosa" di Ulisse

(...) Alle soglie del terzo secolo l’eroe omerico e le sue avventure sono entrati nell’immaginario simbolico a disposizione degli esegeti cristiani.

Torniamo a questo punto a Porfirio e al passo del De antro.

Ulisse non è rappresentato in nessuno di quegli episodi ritenuti particolarmente ricchi di spunti interpretativi dagli autori precedenti pagani e cristiani: Circe, le Sirene, Calipso.

Lo troviamo, invece, ai piedi dell’olivo che sorge accanto all’antro di Itaca, alla fine del suo viaggio di ritorno ; per Porfirio questo momento è la ricapitolazione del senso non solo del misterioso antro, ma di tutto il travagliato peregrinare di Odisseo.

Il mare ostile che lo sventurato eroe attraversa non è semplicemente il simbolo del mondo sensibile,ma della materia popolata da creature malvagie e da dei vendicativi: è all’esegesi mistica dei neopitagorici discepoli di Numenio che si richiama Porfirio, in quest’ultima parte del De antro, più che al maestro Plotino.

La stesura di questa operetta esegetica appartiene probabilmente alla stessa epoca della Lettera a Marcella, il testo di commiato di Porfirio dalla moglie appena sposata, in tarda età, per andare a sostenere la causa degli “Elleni”, ovvero, molto probabilmente, per contribuire alla stesura di un adeguato supporto ideologico all’ultima grande persecuzione di Diocleziano (...)


 

Dalla Proposta didattica di Maria Pina Dragonetti e Paolo Lamagna, Ipotesi per un insegnamento del greco al triennio


Di fronte alle sempre maggiori difficoltà che gli studenti liceali incontrano nella comprensione e nella traduzione di un testo greco, testimoniate anche dai risultati delle recenti maturità (complice spesso la proposta di testi discutibili), nel settembre del 2015, nell’ambito del collegio docenti del liceo classico paritario in cui insegniamo, in occasione del Rapporto di autovalutazione in vista della nuova proposta per il PTOF, si è deciso di considerare seriamente tale criticità, di indagarla nelle sue cause e soprattutto di porla come uno dei punti su cui investire gli sforzi migliorativi. Lungi dalla volontà di attribuire il problema ad un generico peggioramento delle conoscenze di base per inadempienze dei docenti dei livelli precedenti o ad un generale calo delle capacità di attenzione e di applicazione delle nuove generazioni, nonché di risolverlo in modo semplicistico abbassando il livello delle difficoltà, abbiamo affrontato il problema in modo deciso e sistematico, costruttivo e positivo, cercando modalità nuove e diverse, atte a promuovere l’incremento delle capacità di comprensione e di traduzione a partire dalle reali conoscenze e competenze degli allievi.

Innanzitutto abbiamo riflettuto, anche grazie ad incontri con professori universitari, sul concetto stesso di traduzione e sulle sue tipologie, sulla valenza educativa e didattica, sul reale ruolo che essa può avere nel curriculum di uno studente non specialista, come quello liceale, ed infine sulle possibili modalità di approccio ad essa.

La traduzione difatti è una operazione complessa, forse la più complessa, all’interno di un curriculum liceale e si presenta come una vera e propria sfida didattica ed educativa. È interessante proprio perché è assolutamente distante dalla semplificazione a cui il mondo esterno abitua. Educa poi ad un rapporto con l'altro da sé, appartenente ad un altro tempo, ad un altro mondo, ad un’altra civiltà, spingendo a capire non approssima-tivamente, ma in profondità, il suo messaggio, per poi non solo trasferirlo per quanto possibile nella nostra lingua, ma anche renderlo comprensibile alla nostra mentalità. Si tratta infatti di un “trasferimento di senso” da un testo ad un altro e non solo di un “trasferimento di strutture grammaticali” da una lingua (L1) ad un’altra (L2).

 


 

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