"Il patrimonio greco, criticamente purificato, è parte integrante della fede cristiana" (Benedetto XVI)

"La cultura dell’Europa è nata dall’incontro tra Gerusalemme, Atene e Roma" (Benedetto XVI)

 

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L'ultimo numero di Zetesis

 

                                                                                     



 

Editoriale                                                                                                    

studi
Massimo Roncoroni
AUGUSTINUM HIPPONENSEM.
Lettera apostolica di Giovanni Paolo II nel XVI centenario della conversione di S. Agostino, Appunti di lettura.                                                                                      
   
contributi
Gabriella Vergari
Seneca, Erma Bifronte nella Coscienza dell’Europa                                  
 
Andrea Ferrando
Riflessioni linguistiche sul latino tardo:
i Dialogi di Gregorio Magno                                                                         
Maura Andreoni
Le divinità del silenzio e il silenzio delle divinità                                                                                    
 
esperienze didattiche
Lucia Mattera
Natura picta, natura ficta                                                                            
 
 
proposte didattiche
Luigi Masini
Non è importante vivere a lungo, ma vivere bene
Commento e riflessioni sull’ep. 93 di Seneca                                                      





 

              

                                                                   

Dall'Editoriale

... sempre più la cultura classica è emarginata nelle scuole. Per questo è necessario valorizzare ogni tentativo che ne presenti l’importanza. In gennaio ci sarà a Milano un convegno proposto da un ex studente di liceo classico ora docente universitario di altra disciplina: scopo del convegno, fatto proprio da docenti universitari e liceali operanti non solo in Italia, è mostrare l’importanza dei nostri studi per comprendere il presente e aggirarvisi in modo efficace: al logos, cioè alla scoperta e all’uso consapevole della ragione, si aggiunge la valorizzazione della sophìa, quella complessa dote che tanta parte ha nella storia della cultura greca, capace di agire creativamente sulla realtà.  

Altri segni positivi vengono allo scoperto: la ripresa di corsi di latino o di cultura classica nella scuola media, ad esempio, se a volte risponde ad esigenze di mercato o a preoccupazioni anche eccessive dei genitori, può tuttavia avere un’utilità non solo orientativa e non solo finalizzata a facilitare i futuri liceali: sappiamo di progetti interessanti, rivolti a far incontrare una civiltà che la riforma ha eliminato dalla secondaria di primo grado sopprimendo la storia antica. Proseguono anche gruppi di lavoro fra insegnanti, con un ampio spettro che va dalle letture comuni ai tentativi editoriali. C’è un mondo di classicisti che vive e si muove, con pazienza e senza sfiducia.


 
Dallo Studio di Massimo Roncoroni, Augustinum Hipponensem

(...)

Del cammino di conversione a Gesù Cristo, sapienza salvifica di Dio, non poco sappiamo da quanto scritto da Agostino stesso “nella solitudine di Cassiciaco” prima del battesimo ricevuto da Ambrogio nella veglia pasquale del 24/25 aprile 387.

E lo sappiamo dalle Confessioni, la sua opera forse più nota, letta e meditata nel corso dei secoli. Opera in 13 libri, le Confessioni, sin dal titolo di confessio (peccatorum, Dei laus, confessio fidei) sono una autobiografia nella quale la storia della sua vita trova nella conversione a Gesù Cristo la sua forma originaria, facendosi pensiero filosofico e teologico, poetico e mistico; percorso di esperienza dell’esistenza che diviene riflessione e decisione circa mondo, Dio e anima umana, onde poter vedere Dio in tutto e tutto in Dio. Visione espressa in virtù dell’arte del dire e dello scrivere di cui è provetto sia per ragioni di congenita connaturalità, sia per la formazione ricevuta a Cartagine nelle migliori scuole di grammatica e retorica, dialettica ed eloquenza romano-latine.

Ora nelle Confessioni, nota il Santo Padre, l’uomo di ogni tempo, affamato e assetato di verità, può ritrovare se stesso e riconoscersi insieme nella sua grandezza esaltante e miseria umiliante e tuttavia mai chiuso nella disperazione della finitezza, ma sempre aperto alla ricerca di una speranza che non deluda. Onde ogni uomo, credente e/o non credente (fede e non fede convivono in ognuno di noi), purché pensante, che cerchi una verità per la quale vivere e morire, è attratto dalla lettura di quest’opera che lo aiuta a capire meglio se stesso,


(...)

                            

Dal Contributo di G. Vergari, Seneca Erma bifronte nella coscienza dell'Europa

(...) 
Egli (Seneca) conosce fin troppo bene la perniciosità della principum saevitia, avendola peraltro già sperimentata di persona.
Pur se successivamente graziato, nel 39 era stato infatti, com’è noto, condannato a morte da Caligola e, dal 41 al 49, esiliato da Claudio in Corsica, con l’accusa di adulterio con la giovane Giulia Livilla.
Un’esperienza che l’aveva profondamente segnato, non solo perché la lontananza dall’Urbe si era fatta sentire, impedendogli di prodesse hominibus (giovare agli uomini), compito primario di ogni individuo e precipuo del saggio stoico, ma pure perché lo aveva allontanato da tutto ciò che gli fosse più caro.
A che vale prendersela con il destino, si legge tuttavia nella Consolatio ad Polybium? Esso sta duro e inesorabile davanti a noi e non lo possiamo mutare, anzi è bene che si sia lucidamente consapevoli che “nulla se non la razionalità porrà fine alle nostre lacrime, non lo farà di certo la sorte”.Le avversità vanno perciò sopportate e il dolore abbandonato quanto prima, dato che ci può solo tormentare senza arrecare alcun aiuto. “L’animo del saggio munito, come di mura, dalla grandezza della sua capacità decisionale, della tolleranza degli avvenimenti umani; del disprezzo della fortuna e infine di tutte le virtù, può davvero essere vinto e sconfitto, esso che non può neppur venire esiliato dalla città?”, si era d’altronde già chiesto, a suo tempo, Cicerone. Omnia mea mecum porto (porto con me tutti i miei beni) sarà, non a caso e a riprova di tutto ciò, la risposta con cui lo Stilpone del De Constantia sapientis, rintuzzando l’arroganza di Demetrio Poliorcete al punto da costringerlo a dubitare della vittoria.


 



Dalla Esperienza didattica di Lucia Mattera, Natura picta, Natura ficta


Da qui l’importanza delle immagini in testi didascalici medievali e rinascimentali, dalle grammatiche scolastiche di latino e lingua volgare ai codici miniati di bestiari, erbari o lapidari: esempi di una scientia che può farsi curiositas, fino ad includere, oltre un’empirica connotazione, realtà leggendarie con specifiche funzioni.

E’ quanto si vedrà nella seguente rassegna, a partire da antichi testi grammaticali centrati su codici visuali.  Esempi, dunque, di una lingua che si riflette nella vita; che si fa codice di un mondo che la crea e la trasforma, che può servirsene  o  “farsene gioco”!  





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