"Il patrimonio greco, criticamente purificato, è parte integrante della fede cristiana" (Benedetto XVI)

"La cultura dell’Europa è nata dall’incontro tra Gerusalemme, Atene e Roma" (Benedetto XVI)

 

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Editoriale

Da un’idea di Simonetta Bigatti
Il monologo di Andromaca                                                                                    
 
studi
Massimo Roncoroni
AUGUSTINUM HIPPONENSEM.
Lettera apostolica di Giovanni Paolo II nel XVI centenario.
della conversione di S Agostino,
Appunti di lettura. Parte seconda                                                                
 
 
contributi
Valentina Cavallo
Orfeo il Trace secondo i Greci: reinterpretazioni di un mito            
 
 
Emanuele Maffi
Gli appunti di Euclide: la scrittura della filosofia
e l’esperienza della conoscenza. Alcune osservazioni
sul prologo esterno del Teeteto platonico                                                   
 
 
esperienze didattiche
Giulia Regoliosi
Una lezione alla fine della terza.
Sul prologo del Vangelo di Giovanni                                                                   
 
 
materiali
Durata e perennità. Parole di antichi rivissute da moderni                         
 
ultimo numero
 

 

              

                                                                   

Dall'Editoriale

Sta tornando d’interesse la questione del latino, o del mondo antico, nella scuola media. In realtà la questione, che era andata un po’ perdendosi negli anni, è stata riaperta dalla Riforma Gelmini, che ha ritenuto opportuno organizzare lo studio della storia non in tre cicli, ma in due. La scelta non era priva di motivazione, fondandosi sull’idea che un percorso di sei anni, tre di primaria e tre di medie, permettesse un approccio più approfondito che due percorsi successivi di tre anni. In tempi passati, quando si prospettava nel biennio delle superiori un insegnamento della storia per temi col rinvio del percorso cronologico al solo triennio, la motivazione era di evitare la ripresa immediata del ciclo storico già ripetuto due volte: a parte l’assurdità di tale motivazione (era comunque solo un rinvio), da più parti era nata la controproposta di portare appunto il percorso a due soli cicli, e noi stessi in un intervento avevamo considerato questa ipotesi. Come spesso avviene, la teoria era migliore della sua realizzazione pratica. Mentre le docenti della primaria hanno dovuto acquisire una professionalità differente per poter affrontare in tre anni quello che era prima oggetto solo di un breve cenno, cioè la preistoria e la storia antica, l’intero triennio della scuola media è stato depauperato dell’incontro col mondo antico, con l’unica eccezione dell’epica, svolta non sempre né in tutte le scuole con la dovuta ampiezza. Questo ha reso più difficile l’orientamento, perché l’approccio con gli studi classici non ha avuto un fondamento serio a cui legare un interesse. (...)


 Il monologo di Andromaca fra tema temporale e fecondità


La nostra redattrice Simonetta Bigatti qualche tempo prima di morire aveva progettato di scrivere un articolo sul prologo dell’
Andromaca di Euripide, indicando anche le linee guida che avrebbe seguito nella stesura. Non è riuscita a scriverlo. Questo testo, che cerca di realizzare il suo progetto tenendo conto delle sue indicazioni, vuole essere un omaggio a lei da parte di tutta la Redazione.

 

Il tragico greco non ama la figura del o della confidente, così diffusa nel teatro europeo successivo, e preferisce, quando non ci sia una rivelazione o un patto da stringere, l’effusione solitaria del cuore rivolta agli dèi o a un luogo. La preferenza è particolarmente evidente quando, come in questo prologo, sarebbe stato semplice introdurre fin dall’inizio la schiava e farne un’ascoltatrice partecipe e simpatetica; invece la funzione della schiava è solo quella di portatrice di notizie – a e da Andromaca – mentre la protagonista si rivolge alla patria perduta e, rimasta di nuovo sola, conclude il prologo nella forma inusuale di monodia elegiaca. Ci soffermeremo sul monologo iniziale. (...)

                            

Dallo Studio di Mssimo Roncoroni AUGUSTINUM HIPPONENSEM

(...)

Cristo, uomo-Dio, è invece “l'unico mediatore tra Dio giusto e immortale e gli uomini mortali e peccatori, perché mortale e giusto insieme”

Ed è per questo che Cristo si rivela e auto-comunica come via universale di libertà, verità e salvezza. Al di fuori di questa via, mai mancata al genere umano, anche prima dall'incarnazione storica di Gesù, “mai nessuno è stato liberato, nessuno viene liberato, nessuno sarà liberato”
La mediazione di Cristo si compie nella sua opera di redenzione, non mero esempio ideale di giustizia, ma reale sacrificio di riconciliazione: “verissimo, liberissimo, perfettissimo” Donde la redenzione di Cristo ha carattere essenziale di universalità cosmica e storica, come universali, cosmici e storici sono male e peccato.
Qui, nota papa Wojtyla, Agostino riprende la prospettiva di san Paolo quando osserva che “se uno è morto per tutti, allora tutti sono morti” (2 Cor 5, 14), e morti a causa del peccato, sottolinea il Santo Padre (ib. p. 15).
Per questo: “Tutta la fede cristiana si sostanzia nella causa di due uomini”: “uno e uno: uno che porta la morte, uno che dona la vita”[5]. Per questo ogni uomo è “Adamo, come in coloro che credono, ogni uomo è Cristo
Negare tale dottrina equivale per Agostino a “rendere vana la croce di Cristo” (1 Cor. 1, 17). (...)


Dal Contributo di Valentina Cavallo Orfeo il Trace secondo i Greci
La figura di Orfeo compare nella civiltà classica in maniera continuativa per dodici secoli, dall’epoca arcaica alla tarda antichità.
E’ protagonista di miti diversi, in relazione con personaggi leggendari, mitologici, divini, con cui spesso è interscambiabile per funzioni e prerogative, in quanto euretés e civilizzatore, sacerdote e indovino, mago e guaritore, poeta e teologo; a lui rimandano il culto detto appunto orfico, i Misteri, quelli dionisiaci e non solo. Nella sua essenzialità è il cantore con la lira che, magicamente, placa, soggioga, attrae gli esseri animati e inanimati della natura, analogamente ad Anfione e Arione, incarnazione del medesimo concetto.
E’ colui che vince sulla forza bruta, rendendo mansuefatte le fiere, e vince sull’irriducubile, trascinando verso di sé persino gli alberi e le rocce, il cui ricordo insiste e ricorre fino a valicare i confini temporali della classicità, conservandosi tuttora nell’immaginario comune.
Eppure, attraverso le fonti sia letterarie, sia iconografiche, questa essenzialità presenta una variante: a prima vista, il personaggio talvolta sembra essere connotato come greco, figlio di Apollo e in vesti greche, talvolta come trace, figlio di Eagro, in vesti tracie. (...)








 

 

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