"Il patrimonio greco, criticamente purificato, è parte integrante della fede cristiana" (Benedetto XVI)

"La cultura dell’Europa è nata dall’incontro tra Gerusalemme, Atene e Roma" (Benedetto XVI)

 

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Editoriale                               

STUDI
Nicolò Silvio Gavuglio
Latini e Greci in Quintiliano critico letterario.
I meccanismi della rivalsa (parte seconda)                     


CONTRIBUTI
Maura Andreoni
Lupus in fabula                               

Benedetto Di Mambro
Aenigmata Casinensia
L’epigrafe di Casalucense e la petra scripta di Prepoie               

PROPOSTE DIDATTICHE
Luigi Masini
La risposta di Scipione ad Annibale
Commento formale a Livio 30, 31                       


ESPERIENZE DIDATTICHE
Giulia Regoliosi
C’è AUTO- e AUTO- e AUTO-
Tante parole con storie diverse                           

MATERIALI
Moreno Morani
«Vecchie» traduzioni dell’Eneide                   


19-2
 

 

              

                                                                   

Dall'Editoriale

Quest’anno sembra esserci un rinnovato interesse per il liceo classico. Gli esiti di Eduscopio hanno suscitato articoli, interviste e perfino temi assegnati agli iscritti al master di giornalismo. Moltissime richieste d’iscrizione, moltissima affluenza agli openday. Dai colloqui avuti con diversi genitori appare chiaro che il classico è considerato l’unica scuola che dà una preparazione certa e affidabile, e il diploma al classico non più, come forse in passato, uno status symbol, ma una sorta di bene-rifugio. Anche gli orientamenti delle scuole secondarie di primo grado azzardano di più nell’indicazione del liceo classico, pur in presenza di qualche limite, mentre anni fa c’era una graduatoria di suggerimenti più rigida e pretenziosa. Forse non è del tutto un bene, perché siamo a rischio di qualche delusione e difficoltà eccessiva; ma certo il giudizio sul nostro tipo di scuola è straordinariamente e decisamente positivo.

Tale situazione ci dà una responsabilità. Status symbol o bene-rifugio: sia pure. Rischi di DSA avventati o di ambizioni eccessive? Pazienza, si vedrà situazione per situazione. L’importante è che non venga meno il senso di ciò che facciamo: il recupero della nostra storia, l’approfondimento linguistico, la scoperta dei nessi nei frammenti di realtà, il riconoscimento dell’unicità del cuore umano. Caricare di molto altro per essere più moderni, più alla moda, vuol dire adesso, come vent’anni fa, non credere a ciò che si fa, crederci anzi meno di quanto ci creda l’utenza stessa.

  (...)quintilianus


Dallo Studio di Nicolò Silvio Gavuglio, Latini e Greci in Quintiliano critico letterario (parte  seconda)

(...) Il verdetto che apre il capoverso 93 è
«Elegia quoque Graecos provocamus»,
ossia «Anche nell’elegia possiamo rivaleggiare con i Greci», introducente il genere elegiaco . Si svela in questo punto, a livello lessicale, l’implicito agone che Quintiliano vuole sostenere con la cultura ellenica, poiché quella con i Greci è una gara, come dimostra l’uso del verbo provoco nel suo senso di ‘invitare allo scontro’ . A livello sintattico, per di più, è intuibile la posizione che spetta ai Latini nei confronti dei confratelli greci, grazie alla congiunzione coordinante copulativa «quoque», la quale possiede il suo tipico valore intensivo ed accrescitivo, poiché Quintiliano ha finora argomentato il fatto che alla superiorità greca dell’epica i poeti romani sanno ben rispondere, quindi ‘anche’ nell’elegia vuole tentare di porli sul medesimo livello, indicando come possano quasi essere alla pari. Gli elegiaci romani maggiori, ossia il precursore Gallo, poi Tibullo, Properzio ed Ovidio, sono tutti citati da Quintiliano, mentre tra quelli greci ha notato semplicemente Callimaco e Fileta, tralasciando la vena arcaica dell’elegia, ossia Callino, Tirteo, Mimnermo, Solone e Teognide, probabilmente poiché questi autori intendono l’elegia in un senso un po’ differente, infatti, più che di poesia d’amore e di lamento, la loro è una poesia oggettiva su temi etici ed esistenziali . È questo un motivo di orgoglio per il maestro spagnolo, che è ben consapevole di come l’elegia romana sia riuscita a svincolarsi da quella greca ed a creare qualcosa di totalmente originale, imperniata come è sull’esperienza dell’amore soggettivo, appassionato o deluso, che assorbe totalmente il soggetto interessato, il quale di essa si sente pago e nulla di più cerca. Roma esce allora vittoriosa dal confronto, ma il critico sembra non voler infierire eccessivamente sull’universo greco, accontentandosi di brevi righe, forse per disequilibrare la propria sobrietà sciovinista, forse per concedere maggior rilievo a ciò che segue, dove il trionfo latino è davvero schiacchiante. (...)



Dal Contributo di Maura Andreoni Lupus in fabula
O in historia, per meglio dire, visto che nella storia la figura del lupo non è affatto marginale. Simbolo indiscusso del bosco, il lupo è da sempre fortemente presente nell’immaginario collettivo pressocché di tutte le civiltà e da sempre ad esso è stato attribuito, con diverse sfumature, un carattere totemico e religioso. Era ammirato per la fierezza, la precisa gerarchia sociale e la disciplina di comando, ma era visto anche con sospetto e timore e la sua immagine fu associata ad aspetti inquietanti e malvagi.
Il presente contributo è stato condotto essenzialmente sull’analisi delle fonti letterarie, per approfondire l’interesse che questo animale ha suscitato nell’Antichità, cercando di identificarne simbolismo e significato, in parte cambiato ma mai cessato. L’indagine ha confermato, soprattutto nella società romana, l’esistenza di una sorta di dicotomia tra un aspetto satanico, feroce e selvaggio, e un altro, benefico e foriero di messaggi divini .
Etimologicamente, è difficile determinare la forma esatta della parola originaria nata per denominare questo animale, anche se si è soliti identificarla in *wlkwos, da cui il greco λύκος (lykos) e il latino lupus. Ricordo di tutto ciò rimane nell’italiano lupo, nel tedesco Wolf, nell’inglese wolf, nel russo волк (volk) e così via .
Nella mitologia greca, con il lupo ebbero a che fare due divinità olimpiche: Zeus e Apollo, i cui epiteti Lykaios, Lyceus, Lycegenes e Lycoctonus sono ambiguamente e morfologicamente connessi sia alla parola lykos (lupo) che a lyke (luce).
Lykaios, proprio sia di Zeus che di Apollo , è da considerarsi relativo alle Lykaia, la principale festa celebrata in Arcadia sul Monte Lykaion, la cima più alta e più splendente, dimora di Pelasgo e di suo figlio Lycaon, sovrano dell’Arcadia, quasi universalmente ritenuto un uomo empio.

   

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