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Editoriale                                                                                                    
studi
Morgana Casassa
Διὰ σπλάγχνα ἐλέους
Il lessico della misericordia tra greco classico e greco biblico                                
 
contributi
L’incontro di QuintoSecolo
Il mestiere di crescere: tra veri maestri e falsi modelli
          Introduzione
          di Miriam Gaudio
 
          Franco Trabattoni
          Alla scuola di Socrate                                                                      
          Greta Castrucci
          “Scuola del teatro” e “scuola della Sofistica”:
          veri maestri e falsi modelli nel Filottete di Sofocle                
 
Lucia Mattera
Parole di Luce
 
 
esperienze didattiche
Massimiliano Fabbri
Il tempo secondo Seneca e Agostino:
un’esperienza didattica                                                                              
 

2018-2
 

 

              

                                                                   

Dall'Editoriale

E così il Ministero ha accolto per la seconda prova di maturità del classico la proposta Bettini, vecchia ormai di due anni e che aveva a suo tempo suscitato diverse obiezioni. I mulini del Ministero sembrano macinare lentamente, ma l’esito purtroppo non è il compiersi della giustizia di Dio (neppure quella di Zeus, anch’essa lenta): è il venir alla luce di un percorso sconosciuto ai più. Ne è prova il fatto che la più importante rivista del settore pubblica in questi giorni, sine glossa, il commento alla seconda prova dell’ultima maturità, una pubblicazione che risulta intempestiva e che dimostra come neppure quella rivista, in genere aggiornatissima sulle innovazioni ministeriali proposte o in fieri, era al corrente del cambiamento.

Non possiamo che ribadire quanto detto a suo tempo e sostanzialmente ripreso in diversi ambiti: rimandiamo in particolare agli Atti del convegno Nella complessità odierna con il latino e il greco, tenutosi a Milano il 13 gennaio di quest’anno a cura della Fondazione Vasilij Grossman. Il lavoro di interpretazione e ricodificazione di un testo costituisce una prova complessa, che richiede conoscenze linguistiche e metalinguistiche, capacità di analisi e sintesi, rispetto dell’autore e creatività, pazienza e attenzione nell’utilizzo del tempo, uso prudente dello strumento del dizionario; si tratta di un tipo di problem solving che non ha eguali nella scuola, perché sempre nuovo e non ripetitivo.



Dallo Studio di Morgana Casassa AUGUSTINUM HIPPONENSEM

Il lessico delle lingue moderne impiega numerose espressioni relative alla pietà e alla compassione, quali “abbi pietà di me”, “por pietad”, “avere misericordia”, e non sono infrequenti dediche di santuarî e chiese alla pietà, come il Santuario de la Piedad in Messico o quello di Nostra Signora della Misericordia a Savona. Evidente, senz’altro, l’origne cristiana di tali modi di dire e dediche, meno chiaro, ad un primo approccio il significato del concetto di pietà o della stessa parola “misericordia”. Se è vero che basta sfogliare la Bibbia o i Vangeli per rendersi conto della frequenza con cui compaiono richieste di compassione e di pietà, tuttavia ciò non consente una piena comprensione dei termini, se non si considera il testo greco corredato dalla Vulgata  di Girolamo.

I termini greci relativi al lessico della misericordia, della pietà e della compassione  –ἔλεος, οἶκτος, σπλάγχνον – permettono infatti di tracciare una linea evolutiva del concetto di pietà, dal mondo classico a quello cristiano delle Scritture, verificando anche l’evoluzione semantica delle parole e dando l’oppportunità di osservare le scelte ermeneutiche della versione latina di  Girolamo, che impiega misericordia e, meno frequentemente, pietas  e clementia, come traducenti dei termini greci, anche molto differenti tra loro per etimologia e uso.

Prima di intraprendere una breve discussione di ἔλεος, οἶκτος e σπλάγχνον e di trarre delle conclusioni circa le scelte ed i criteri adottati dai LXX e dalla Vulgata, non sarà superfluo discutere ed approfondire rapidamente il termine misericordia con i numerosi aggettivi, avverbi e verbi derivati o affini nella lingua latina, per comprendere almeno in parte i motivi che hanno condotto a scegliere questo termine con particolare predilezione, determinandone la fortuna e la diffusione. (...)



Dal Contributo Il mestiere di crescere: tra veri maestri e falsi modelli

Dall'Introduzione di Miriam Gaudio











QuintoSecolo è un’associazione studentesca dell’Università degli Studi di Milano. Siamo alcuni studenti di Scienze dell’Antichità che liberamente e per passione del teatro antico organizzano ogni anno incontri culturali e il tradizionale viaggio a Siracusa per la visione delle tragedie che l’INDA mette in scena nel teatro antico della città ogni primavera. Quando ci siamo riuniti la prima volta, abbiamo capito qual era il cuore di questa associazione culturale: coinvolgere tutti coloro che sarebbero venuti ai nostri incontri nell'interesse che ci ha spinti ad iscriversi ad un percorso di studi come questo, così apparentemente fuori dal mondo contemporaneo. Abbiamo capito anche quanto fosse importante l’esistenza della nostra associazione all’interno dell’Università, dove è più alto il rischio di estinguere la fiamma della curiosità verso il mondo antico in un tecnicismo che inevitabilmente porta alla chiusura mentale e al concepirsi come una setta privilegiata.

Dunque, perché stiamo spendendo il nostro tempo e le nostre energie a studiare queste cose? Perché l’incontro con questi autori, appartenenti ad un passato lontanissimo, ha toccato e cambiato la vita di un gruppo di persone del XXI secolo. E se questo è successo, è grazie alla scuola. Più in particolare, grazie a agli insegnanti che ci hanno seguito al liceo, dei veri maestri perché hanno capito, come dice Plutarco, che:

La mente non è un vaso da riempire, ma un fuoco da accendere. (...)


        


 

 

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