Sette punti di sintassi greca
 

 

 

 

"Il patrimonio greco, criticamente purificato, parte integrante della fede cristiana" (Benedetto XVI)

"La cultura dellEuropa nata dallincontro tra Gerusalemme, Atene e Roma" (Benedetto XVI)

 

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Settepunti

PROMEMORIA DI SINTASSI GRECA (e latina)

ovvero: i punti che pi facilmente si sbagliano

         NB. Per una corretta lettura di questa pagina necessario il font Greek2, che si pu liberamente scaricare da questa pagina:

         http://www.rivistazetesis.it/Writegreek.htm

1. mn ... d (mntoi)

Ricordarsi che prima di decidere come vanno tradotti bisogna prestare attenzione alla loro esistenza, che determina la struttura coordinante di un periodo. Indicano sempre contrapposizione fra le parole dopo cui sono posti: il primo elemento (mn) non si traduce, giacch non esiste struttura coordinante analoga in italiano (la proposta usuale di tradurre con "mentre" trasforma la coordinazione in subordinazione, con qualche differenza logica e con il rischio di non saper pi ricostruire il periodo; l'altra proposta frequente "da una parte" appesantisce il periodo, accentua arbitrariamente la contrapposizione e a volte d luogo a risultati ambigui o grotteschi, tipo "l'esercito da una parte era coraggioso, dall'altra male armato" quasi si trattasse di due settori dell'esercito); quanto a d, di volta in volta si vedr se si tratta di un elenco (e, inoltre), o di una opposizione (del tipo ma o del tipo invece: attenzione alla differenza fra "io sono venuto, ma tu non eri in casa" e "io sono andato di qua, tu invece sei andato di l).

Il latino classico ha ricreato l'opposizione usando quidem al posto di mn e al posto di d atqui, autem, contra, sed, tamen, vero, verum.

N.B. Tutte queste parole non vanno cercate sul dizionario, che tende a fornire traduzioni tipo veramente, invero, realmente, dunque e simili termini assolutamente fuori posto.

2. Coordinazioni doppie.

te ... ka costituiscono un'unica coordinazione molto stretta, e indicano una coincidenza. Si traducono con la sola e giacch in italiano non esiste coordinazione analoga: ma si bada nel tradurre la frase a riflettere sul legame fra le due parole coordinate ("sono venuti Paolo e Maria": con te ... ka significa che sono venuti insieme e probabilmente c' un legame fra loro). Il latino a volte riproduce tale coordinazione con -que et, ma pi spesso col solo -que unito al secondo elemento.

te ... te indica un'elencazione che pu rendersi con e ... e ("sono venuti e Paolo e Maria" ma anche "Paolo e Maria" semplicemente, salvo che non erano insieme). In latino et...et; raramente, per imitazione, -que... -que.

ka ... ka indica un'elencazione pi marcata che pu rendersi con sia ... sia. In latino cum ... tum.


3. Posizione attributiva

Qualunque parola o complemento preceduto dall'articolo del nome a cui si riferisce acquista significato di attributo (o apposizione) di quel nome, cio risponde alla domanda "quale?"

Avremo dunque:

Articolo/ parola o complemento in questione/ nome

oppure:

Articolo/ nome/ articolo ripetuto/ parola o complemento

oppure:

Nome/ articolo del nome / parola o complemento

Qualunque parola sia in tale posizione attributiva si traduce con un attributo (o un'apposizione se un sostantivo) o un complemento di specificazione o una frase relativa.

Particolare attenzione va riservata ad avverbi e complementi di tempo e luogo in posizione attributiva qualificano (come tutto ci che in posizione attributiva) il sostantivo di riferimento: rispondono pertanto alla domanda quale? e non alla domanda dove? o quando? Quindi o nqde \nqrwpoi si traduce gli uomini locali, gli uomini di qui, gli uomini che stanno qui. All'interno di una frase l'errore facilissimo: "Gli Ateniesi vinsero la battaglia di Maratona" sembra analogo a "vinsero la battaglia a Maratona": in realt risulta un complemento del nome nel primo caso (quale battaglia?) e del verbo nel secondo (dove vinsero?).

N.B. La scelta della frase relativa rischiosa, perch il verbo va rapportato al tempo della frase; spesso l'uso del vocabolario (che traduce al presente) porta all'errore.

Si ricorda che gli aggettivi dimostrativi non sono mai in posizione attributiva, anche se nella traduzione risultano attributi; il complemento al genitivo, qualunque sia il suo valore, si trova indifferentemente in posizione attributiva o predicativa.

4. Participio.

In posizione attributiva:

bin \nqrwpoj: participio attributivo; si traduce con un participio, un aggettivo o una frase relativa ("l'uomo vivente, vivo, che vive-viveva-visse...": cfr. la raccomandazione precedente riguardo al tempo della relativa)

bin: participio sostantivato: "il vivente, colui che vive-viveva-visse...". Due participi coordinati si riferiscono alla stessa persona se hanno un solo articolo, altrimenti a due persone diverse: bin ka lgwn: "colui che vive e parla"; bin ka lgwn: "chi vive e chi parla".

N.B. Il greco come ammette sostantivi senza articolo, cos participi sostantivati senza articolo, nel senso di "persone che fanno una certa cosa": biontej "persone che vivono". Si capir dal contesto se un participio sostantivato senza articolo o se si riferisce in posizione predicativa ad un altro termine (v. sotto).

Nel caso di espressioni tipo mn bin ... d lgwn ..., si pone il problema se vadano interpretate come articoli con valore pronominale seguiti da participi congiunti (v. sotto. Trad.: "l'uno vivendo...l'altro parlando") o participi sostantivati ("chi vive...chi parla.."). Anche in questo caso, che piuttosto difficile, si tratta di vedere dal contesto se si attribuiscono azioni a persone gi citate in precedenza (es. "Tizio e Caio servirono la patria, l'uno vivendo, l'altro parlando") o se si definiscono categorie di persone (es. "chi vive fa questo, chi parla fa quest'altro").

In posizione predicativa:

\nqrwpoj bin ... / bin \nqrwpoj ...: participio congiunto; corrisponde ad una proposizione indiretta; si traduce con un gerundio o una proposizione, a seconda del contesto ("l'uomo, vivendo..." oppure "l'uomo, quando, mentre, finch, poich, se, bench vive, viva, viveva, vivesse, visse...). Con te ha valore obiettivo ("in quanto vive"), con j soggettivo ("come se vivesse, pensando di vivere...").

biontoj to nqrwpou: genitivo assoluto; corrisponde ad una proposizione indiretta col suo soggetto; pu essere preceduto da te o j con i valori gi detti. Si traduce "vivendo l'uomo" oppure "quando, mentre, finch, poich, se, bench l'uomo vive, viva, ecc."

r tn \nqrwpon bionta: participio predicativo dell'oggetto; completa il predicato. Trad. "vedo vivere l'uomo"

\nqrwpoj paetai bin: predicativo del soggetto. Trad. "l'uomo cessa di vivere".

N.B. Ricordarsi che esiste una serie di verbi che si completa col participio predicativo del soggetto o dell'oggetto.

In latino l'assenza dell'articolo non permette di marcare il valore attributivo o predicativo: perci homo vivens pu essere attributivo, o congiunto o predicativo.

Ricordarsi che un participio congiunto pu tradursi anche con una coordinata (e a volte quasi inevitabile): es. hominem captum necavit "prese l'uomo e lo uccise"; atn kleue lqnta laben... "ordin che andasse e prendesse..." (ma anche: "ordin di andare a prendere...")

 

5. Il pronome di terza persona.

In attico, a differenza dello ionico e del dialetto epico, non esistono pronomi non riflessivi di terza persona; viene pertanto usato in tal senso atj che, in quanto pronome, va tradotto "egli, ella, esso, essa, lui, lei, loro, gli, le, lo, la, li, le, ne, ecc.". In modo analogo al latino is, il genitivo pu corrispondere ad un aggettivo possessivo ("suo, loro"). La traduzione col pronome dimostrativo "questo, quello" scorretta.

Come aggettivo, in posizione attributiva significa "medesimo" (e sostantivato "il medesimo"); in posizione predicativa significa "stesso, in persona": pu riferirsi ad un soggetto sottinteso corrispondente ad un pronome personale, nel qual caso significa "io stesso, tu stesso, egli stesso, ecc." come si ricava dalle desinenze del verbo.

Il latino ha sviluppato da is i due composti idem e ipse.

 

6. Pronomi subordinanti

I pronomi relativi e interrogativi indiretti vanno rilevati con particolare attenzione perch svolgono funzione subordinante nel periodo: sbagliarli comporta fraintendere la struttura del periodo. Diamo un prospetto dei principali nelle due lingue:

8j    

qui

8soj

quantus, quam multi, quot (rel.)

ooj

qualis (rel.)

8stij

qui, quicumque, quis

psoj

quantus, quam multi, quot (interr.)

pooj

qualis (interr.)

pteroj      

uter

N.B. In ogni serie di pronomi greci il gruppo -oso- marca la quantit, il gruppo -oio- la qualit, il suffisso -tero- l'alternanza fra due. I pronomi interrogativi indiretti possono essere sostituiti dai corrispondenti diretti, cio dai semplici tj, psoj, ecc.

 

7. L'uso di \n

I. \n pu essere usato in frase principale

con l'ottativo cui conferisce valore potenziale

coi tempi storici dell'indicativo cui conferisce valore d'irrealt.

Un uso estensivo quello delle apodosi di terzo e quarto tipo.

II. in frase dipendente

con l'infinito e il participio con valore potenziale o irreale a seconda che corrispondano ad un ottativo o ad un tempo storico dell'indicativo indipendenti

con congiunzioni ipotetiche o temporali, con pronomi relativi o relativi indefiniti pi congiuntivo: conferisce a congiunzioni o pronomi valore eventuale o iterativo, a seconda del contesto. Es. n "qualora", 8tan, peidn "qualora" oppure "ogniqualvolta", &oj \n, 8stij \n "chiunque".

Un uso estensivo quello della protasi di secondo tipo.

N.B. La tendenza a confondere valore eventuale e potenziale nasce da una confusione nello studio del latino. In greco non solo sono diversi i modi, ma anche il tipo di frase, indipendente o dipendente.



 

 

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