GLI ANTICHI DETECTIVES
di Giulia Regoliosi Morani
(da un articolo pubblicato su Zetesis 1/2001, continuamente aggiornato e rielaborato per il sito)
Ultimo aggiornamento 27 giugno 2010
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Marylin Todd (cfr. anche qui)
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Si è sviluppato nel pubblico, non solo italiano ma europeo e
americano, un vivo interesse per l’ambientazione in epoche antiche della
fiction. Anche solo basandoci sulla fiction cartacea, notiamo che accanto a
fortunatissime biografie romanzate (si pensi alle serie dedicate ad Alessandro
da Manfredi o a Ramses da Jacq, o all’infanzia e giovinezza di Cesare da
Iggulden o alle frequenti vite di imperatori) o ad altrettanto fortunate
ricostruzioni di periodi storici, come i romanzi sulle guerre civili a Roma
della scrittrice americana McCollough, troviamo romanzi d’avventure ambientati
presso diversi popoli antichi (ad esempio i romanzi degli stessi Manfredi e
Jacq) e infine un’ampia narrativa poliziesca. Ad essa in particolare vogliamo
dedicare questa rubrica.
I. 1. Agatha Christie, Death comes as the end, 1945, trad. it. C’era una volta, Il Giallo Mondadori, anche compreso nel volume In viaggio col delitto, Mondadori, 1978.

Per quanto riguarda l’intreccio, costante dei gialli di cui trattiamo è la tipologia classica del whodonit (la ricerca del colpevole). In questo l’investigatore è uno dei personaggi, manca cioè la figura del detective estraneo alla vicenda.
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I. 2. Theodore Mathieson, The great “detectives”, 1960, trad. it. Quando il genio indaga, I classici del giallo, Mondadori 1992
Al contrario del romanzo precedente, l’idea portante di questi racconti, di un autore statunitense che vive in Canada, è la scelta di un grande personaggio storico come detective: per la nostra rubrica interessa solo il primo, Alessandro Magno, ma la raccolta di racconti ne comprende altri nove in ordine cronologico, da Omar Khayyam a Florence Nichtingale. In ogni racconto il personaggio è colto in un momento cruciale della sua vita, per cui l’intrigo giallo si mescola con le sue vicende private e pubbliche, e a volte le determina. Nel racconto che ci interessa troviamo alcuni degli espedienti tipici del giallo anglosassone: il detective è anche la vittima (ovviamente con morte ritardata), mentre l’identità dell’assassino (che non possiamo svelare) richiama il famoso The murder of Roger Ackroyd della Christie.
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II. 1. Margaret Doody, la serie di Aristotele:
Aristotle detective, 1978, trad. it.
Aristotele detective, Il
Giallo Mondadori 1980, poi ristampato dall’ed. Sellerio nel 1999;
Aristotle and the fatal javelin, 1980, trad. it. Aristotele e il giavellotto fatale, Sellerio 2000;
Aristotle and the poetic justice, 2000, trad. it. Aristotele e la giustizia poetica, Sellerio 2000.
Aristotle and the mystery of life, 2002, trad. it. Aristotele e il mistero della vita, Sellerio 2002
Aristotle and the ring of bronze, 2003, trad. it. Aristotele e l’anello di bronzo, Sellerio 2003
Poison in Athens, 2004, tr. it. Veleni in Atene, Sellerio 2004
Mysteries of Eleusis, 2005
L’idea di Mathieson è qui allargata e genera addirittura una serie. Le prime due opere sono state scritte a breve distanza, ma in Italia la Mondadori ha pubblicato solo la prima e poi ha evidentemente perso interesse per l’autrice e il tema. Così l’editrice Sellerio ha ripreso l’opera (N.B.: il lettore non è avvertito che si tratta di romanzo già edito in Italia) e a breve scadenza ha pubblicato il secondo titolo, un racconto lungo rimpolpato con un’introduzione e una nota del grecista Luciano Canfora; nel frattempo la scrittrice (anche questa canadese) faceva uscire il terzo titolo, immediatamente pubblicato in Italia. Astutamente, il racconto, in sé piuttosto esilino, ha fatto da traino al romanzo.
Nelle prime due opere colpisce soprattutto l’accuratezza della
ricostruzione storica e di costume, che senza pesare eccessivamente e senza
risultare troppo pedante costituisce una naturale cornice all’intrigo. La scelta
del detective non è particolarmente legata a vicende biografiche del filosofo: a
parte i due ovvi dati di essere filomacedone e fondatore del Liceo, il
personaggio è ricreato con la libertà permessa dal fatto che fra i grandi
dell’antichità Aristotele è dei meno noti per vicende personali o peculiarità di
carattere: il suo pensiero e i suoi metodi sono più conosciuti di lui. Comincia
invece a profilarsi (in realtà soprattutto dal racconto) il tentativo di
collegare ogni libro con un settore della filosofia del Peripato, tentativo che
inizialmente comporta un riferimento alla logica e alla fisica
(rispettivamente).
Al filosofo è affiancato un giovane allievo, il narratore: nel primo romanzo è coinvolto direttamente nell’indagine in quanto parente dell’accusato, in seguito farà da spalla al detective. Il whodonit è abbastanza ben congegnato, e la narrazione procede con simpatica scioltezza. Nel romanzo la vicenda culmina con un processo dinanzi all’Areopago, in cui Stefanos rappresenta il cugino accusato, che non può essere presente: la scoperta del colpevole avviene in aula, con un procedimento che richiama i gialli di Perry Mason. Benché il giallo d’ambientazione antica tenda ad evitare procedure poliziesche e giudiziarie, e si risolva spesso con la morte, accidentale o per suicidio, del colpevole (peraltro anche qui la conclusione definitiva è analoga), va detto che negli ultimi anni l’ambientazione giudiziaria sta diventando meno rara, soprattutto in libri collocati in epoca romana: si vedano più avanti alcune delle opere di Saylor e della Davis.
La terza opera è molto particolare. Ritroviamo Aristotele cui è affidato il compito di indagare circa un presunto rapimento, e il giovane Stefanos lo accompagna da Atene a Delfi su richiesta della famiglia della ragazza rapita, che riconosce esplicitamente il suo ruolo di aiutante del detective (ruolo che, peraltro, non è più incongruo di quello di Watson o Hastings, la cui presenza accanto a Holmes e Poirot è accettata, se non sollecitata, dai clienti senza troppe spiegazioni da parte degli autori). L’intrigo giallo è macchinoso e confuso, tanto che la scoperta del colpevole, che pure avviene in modo abbastanza spettacolare, non colpisce molto, e sia il movente sia la ricostruzione dei fatti sono poco comprensibili e convincenti. In realtà è evidente che l’interesse dell’autrice non è in questo. Il romanzo è in effetti una rivisitazione di diversi generi letterari classici ed ellenistici, molti dei quali nati dall’influenza della Poetica, della Retorica e dell’Etica aristotelica: e la discussione fra maestro e allievo, che chiude il libro, fornisce, tanto quanto il titolo stesso, la chiave di lettura. Si parla dei generi letterari esistenti alla fine dell’età classica e si pensa a tutti i generi che si svilupperanno in seguito, dall’evoluzione di quelli esistenti o ex novo, tali da soddisfare nuove esigenze, come quella di raccontare la storia appena conclusa; si parla dello scopo del leggere: “Ma qual è lo scopo di tutte queste cose – la poesia epica, il teatro, e forse anche gli altri generi letterari non ancora inventati – che tu vorresti leggere persino nell’Ade?” chiede Stefanos. E Aristotele: “Mi metti in difficoltà. Non ne sono del tutto sicuro. Perché liberarci della paura e della pietà potrebbe non essere tutto ciò che desideriamo o di cui abbiamo bisogno” (p.437). Si adombra un nuovo scopo – la lettura come intrattenimento – che dovrebbe essere raggiunto dai futuri generi ellenistici quali il mimo o il romanzo, forse anche la nea, e, sembra dire l’autrice, lo stesso giallo quasi come loro lontana derivazione.
Così il romanzo diviene una sorta di viaggio d’iniziazione letteraria: su un impianto che richiama il mito d’Oreste, più volte citato attraverso le tragedie di Eschilo ed Euripide e il cui percorso da Delfi ad Atene è seguito dai diversi personaggi a ritroso, si innestano altri episodi e figure significative: Teofrasto con i suoi Caratteri, una vicenda tratta dal Dyskolos di Menandro (un misantropo, lasciato dalla moglie, con una figlia devota, salvato dalla caduta nel pozzo...), la storia romanzesca di una coppia di giovani innamorati divisi da innumerevoli peripezie ma sempre integri e fedeli, una rustica gara di canto amebeo, scenette da mimo, ecc. Sta all’abilità dell’autrice inserire i diversi elementi senza appesantire troppo la storia: in particolare l’episodio del misantropo ripescato dal pozzo ha per protagonista lo stesso Stefanos, che alla fine sposerà la ragazza (notiamo che anche Hastings sposa un ragazza conosciuta durante un’investigazione), e per curioso testimone un ragazzino, il futuro commediografo Menandro, cui Aristotele promette un posto nel suo Liceo.
In un’intervista riferita nella postfazione della quarta opera, la giallista canadese spiega di aver sempre ammirato gli autori della scuola hard boiled americana, in particolare Chandler ed Hammett, e di aver voluto rendere loro omaggio in questo romanzo, soprattutto tenendo conto della maggior complessità della società greca descritta in esso rispetto ai romanzi precedenti: “Atene, nel quarto secolo, sta rapidamente cambiando, entra a far parte di un mondo più complesso, internazionale, globale si direbbe oggi. Il commercio si sviluppa, sono in gioco grandi interessi finanziari. Le città-stato tramontano, l’ellenismo è alle porte. Stefanos, ormai cresciuto, sa fronteggiare situazioni più complesse”. In realtà di romanzo in romanzo sembra che crescano progetto ed ambizioni dell’autrice: dall’iniziale interesse per il metodo deduttivo della logica aristotelica che facilmente poteva condurre alla creazione di una detection (anche questa genesi è evocata in un’intervista sul finale della postfazione) all’idea di incentrare i romanzi su un settore della riflessione del filosofo, alla svolta verso un genere poliziesco più legato alla violenza e all’ambiguità di una civiltà in evoluzione; gli ultimi due obiettivi, anzi, coesistono in questo romanzo: infatti il titolo indica il focalizzarsi dell’ interesse sulle scienze della natura, e così pure i titoli delle tre sezioni (Parti di animali, Movimenti di animali, Corpo e Anima). Forse però l’ambizione risulta eccessiva e provoca alcuni inserimenti posticci o inutili: tutta la prima parte insiste in vario modo su sacrifici di animali, sacrilegi commessi con parti di animali, allevamento di animali, fino a giungere ad una sepoltura umana violata (quella della moglie stessa di Aristotele); nelle altre due parti, in cui la vicenda entra nel vivo, non è possibile far proseguire più che tanto l’elemento topico, che finisce per incentrarsi essenzialmente sulla medicina come cura del corpo e della psiche. D’altro canto lo sforzo di rendere più realistico, e quindi più violento, l’intreccio, porta a qualche effettaccio brutale e sostanzialmente gratuito (l’episodio della bambina violata e uccisa); la crescita di Stefanos cui allude l’intervista citata non può essere particolarmente rilevante, dato che il libro è la continuazione quasi immediata del precedente: proseguono le preoccupazioni economiche e i progetti matrimoniali, mentre il personaggio del futuro suocero esce dal modello letterario (se ne stacca anche nei particolari, ad esempio rifiutando come diceria l’esistenza di un figliastro) e si concretizza maggiormente, così come altre persone delle due famiglie, in particolare il fratellino di Stefanos, Teodoro; per il resto non sembra che ci siano cambiamenti notevoli.
Resta la vicenda gialla, che è legata agli intrighi politici fra filomacedoni e antimacedoni: Aristotele e Stefanos sono costretti a lunghi viaggi che li portano ad incontrare parte dell’esercito di Alessandro, per poi ritrovare i fili della vicenda ad Atene, con spiegazioni piuttosto macchinose.
Aristotele e l’anello di bronzo è un romanzo breve, collocato nell’inverno successivo al libro precedente: le vicende personali di Stefanos sono immutate, mentre Aristotele sembra dimentico delle sue sciagure familiari. I motivi conduttori sono tre:
l’idea aristotelica di forma e sostanza (esemplificata con il concetto di cerchio e un anello di bronzo);
il racconto platonico di Gige e del suo anello di bronzo che donava l’invisibilità, su cui sono costruite diverse conversazioni, in parte di derivazione platonica (sul legame fra comportamento onesto e visibilità) in parte chestertoniana (sulle persone mentalmente invisibili);
infine l’oratoria lisiana da cui viene preso di
peso il personaggio principale, l’invalido dal sussidio minacciato, qui divenuto
un bronzista. Non manca una certa saccenteria, sia letteraria sia tecnica
(naturalmente la differenza fra informazioni necessarie, citazioni
caratterizzanti i personaggi e saccenteria può essere di percezione soggettiva).
Data la brevità del romanzo, i motivi conduttori risultano piuttosto pesanti
rispetto al plot, esilino e scarso di sorprese.
Si direbbe che il romanzo breve sia servito di prova al romanzo
lungo Poison in Athens. Anche in questo vi sono più Leitmotiven,
aristotelico-platonici: le riflessione politica, il rapporto bellezza/eros, la
figura umana animata e inanimata (uomo, schiavo, automaton, statua,
bambola, lo stato stesso come organismo). Anche in questo sono utilizzati famosi
processi: quello Per ferimento premeditato (dall’orazione di Lisia),
quello Contro la matrigna per avvelenamento (orazione di Antifonte),
quello contro l’etera Frine per empietà (famosa orazione di Iperide, non
pervenutaci), modificati e mescolati, con fatti e personaggi storici e altri
inventati. Inoltre è ripreso qui l’ ambiente della prostituzione, già presente
nel romanzo breve. A differenza di quello, però, tempi e personaggi sono chiari
e sviluppati: il romanzo ha un lungo sviluppo, che comincia prima dell’estate
del 330 e termina nell’autunno, con ampi riferimenti alle vicende estive
raccontate in The secrets of life; sia Aristotele sia Stefanos hanno
storie personali in evoluzione.
Nel complesso il romanzo partecipa dei difetti già individuati (eccesso di
motivi filosofici) e di quelli legati alla lunghezza (ormai difetto comune a
tutti i gialli attuali): soprattutto ha una partenza lentissima e noiosa.
Proseguendo però ci si coinvolge nel plot; i personaggi sono ben caratterizzati
e non mancano figure intriganti, in particolare l’attore/spia di Antipatro che
richiama la classica figura del poliziotto zelante e incapace.
Col successivo romanzo siamo arrivati all’Etica, con un
occhio alla Metafisica. Nel corso del romanzo vi sono varie occasioni di
discussione (un viaggio, un simposio, un banchetto nuziale...) sulla felicità,
sulla moralità, sui doveri del capofamiglia, su vari aspetti della vita.
Purtroppo, per centinaia di pagine non c’è quasi nient’altro: dopo un assassinio
nel primo capitolo (un altro, di un mendicante, non lo si nota quasi, così come
il presunto suicidio di una vecchia schiava sconosciuta) c’è solo la routine
quotidiana, quasi a dichiarare che l’etica si occupa appunto della vita
dell’uomo in ogni suo aspetto anche banale: Stefanos combina le nozze, fa la
spesa, discute con la madre, litiga coi vicini, si riappacifica, è citato in
tribunale, organizza una festa, rifà il tetto, imbianca la casa, organizza il
matrimonio, va continuamente da Atene ad Eleusi (dal suocero), da Atene ad
Imetto (dalla suocera) ecc. ecc. Una specie di Vita quotidiana degli antichi
greci. Certo, c’è anche qualche aspetto di detection, con scene ad effetto
sul finale. Ma, a rischio di svelare troppo ai futuri lettori, vorrei dire che
un whodonit in cui l’it stesso è molto vago (gli assassini sono
esiti marginali di una complicata e poco credibile storia di furti) è ben poco
interessante, e che un giallo in cui tutti o quasi sono colpevoli è permesso
solo alla Christie.
Resta la lunghissima iniziazione ai misteri eleusini, cui si sottopongono sia
Stefanos sia Aristotele con le loro donne (e, guarda caso, quasi tutti gli altri
personaggi in contemporanea, anche se per alcuni è un pretesto). Nell’insieme il
racconto delle cerimonie ha un notevole fascino e rivela nell’autrice
un’adesione viva al senso religioso. Alla fine il filosofo discute il rapporto
fra l’etica, una religione basata sulla contemplazione razionale del Dio (quale
si ricava dalla Metafisica) e l’esperienza religiosa misterica: la
questione, posta in modo molto interessante, resta naturalmente aperta, ma
Stefanos conclude esprimendo la sua gioia nella certezza di aver ottenuto con
l’iniziazione una vita immortale insieme alle persone che ama.