G. D'Annunzio, da L’annunzio, strofe 12/13

E dal culmine dei cieli alle radici del Mare

balenò, risonò la parola solare:

"Il gran Pan non è morto!".

Tremarono le mie vene, i miei capelli, e le selve,

le messi, le acque, le rupi, i fuochi, i fiori, le belve.

"Il gran Pan non è morto!"

Tutte le creature tremarono come una sola

foglia, come una sola goccia, come una sola

favilla, sotto il lampo e il tuono della parola.

"Il gran Pan non è morto!".

E il terrore sacro si propagò ai confini

dell’Universo. Ma gli uomini non tremarono, chini

sotto le consuete onte.

Tutte le creature udirono la voce

vivente; ma non gli uomini cui l’ombra d’una croce

umiliò la fronte.

Ed io, che l’udii solo, stetti con le tremanti

creature muto. E il dio mi disse:"O tu che canti,

io son l’Eterna Fonte.

Canta le mie laudi eterne".

 

(dalla Premessa alle Laudi)

 

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