DISCORSO DI S. PAOLO ALL’AREOPAGO:
PRIMO DOCUMENTO DELL’INCONTRO TRA MONDO GRECO E ANNUNCIO CRISTIANO.
Marta Sordi
Il primo incontro tra mondo greco e cristiani ci è
documentato dal cap. 17 degli Atti degli Apostoli: da una parte ci sono
filosofi stoici ed epicurei, i dotti del tempo che, sentendo San Paolo discutere
ogni giorno sulla piazza con. quelli che incontrava, si chiedono: "Cosa vuoi
dire questo σπερματολόγος (ciarlatano)?". E lo condussero all'Areopago.
Dall'altra parte c'è San Paolo che, originario di Tarso, luogo di incontro tra
cultura greca e mondo ebraico, doveva ben conoscere il poeta e filosofo stoico
Arato che cita nel rispondere al dotto pubblico ateniese. Di questo poeta,
tipico rappresentante della cultura ellenistica, Paolo assume il linguaggio, le
categorie, i concetti, ma caricando ogni sua parola di una valenza nuova ed
estranea a Stoici ed Epicurei, della novità portata dal fatto di Cristo.
Il pubblico ateniese lo segue senza interromperlo finché San Paolo parla di
Resurrezione. A questo punto alcuni ridono, altri si allontanano, altri gli
dicono : " Di questo ti ascolteremo un'altra volta". Pochissimi si unirono a lui
e Paolo lasciò Atene per dirigersi a Corinto.
Paolo di Tarso
San
Paolo originario di Tarso doveva ben conoscere quel poeta e filosofo stoico o
stoicizzante Arato di Soli che cita nella prima parte del suo discorso. A Tarso,
infatti, lo stoicismo ebbe seguaci e maestri, e Tarso, come ha rnesso in
evidenza lo Scarpat [1], fu un sicuro punto di
contatto tra cultura greca e mondo ebraico.
La prima parte del discorso di Paolo, che prende spunto da una iscrizione al
"Dio ignoto" da lui vista nelle vie di Atene, è una lettura in chiave
giudaico-cristiara dei primi 19 versi (il cosiddetto Inno a Zeus) dei
Phaenomena di Arato. E Paolo in effetti deriva da Arato non solo la
citazione esplicita (Atti 17,28) del v. 5, ma anche l’immagine del Dìo
provvidente che fissa agli uomini i tempi prestabiliti. In Arato - v. 10 sgg. -
si tratta degli astri e dei segni nel cielo che distinguono il corso dell ' anno
e delle stagioni.
Paolo davanti all’Areopago
Il viaggio di Paolo ad Atene è collocabile verso la fine del 49 e gli inizi
del 50: esso precede infatti il soggiorno a Corinto che inizia appunto ai primi
del 50 [2] e termina nell'estate del 51 poco
dopo l'arrivo del nuovo proconsole Gallione [3].
Al tempo di Paolo, nel I sec. d.C., Atene era ormai soltanto una fiorente città
turistica e universitaria: già alla fine del IV sec. a.C., decaduta dalla sua
antica potenza militare e politica, Atene aveva assunto un atteggiamento
filoromano, e fin dal tempo delle guerre macedoniche e dopo l’annessione della
Grecia alla provincia di Macedonia nel 146, era rimasta civitas libera et
foederata. Sotto il controllo romano aveva ottenuto prosperità e privilegi e
ricambiato i romani con una costante fedeltà. Solo nell’88 a.C., al tempo
dell’invasione della Grecia da parte di Mitridate, Atene aveva defezionato;
riconquistata da Silla era stata perdonata in nome dei suoi antenati
[4] e aveva ottenuto nuovamente quella libertà e
quell’autonomia che secondo Stradone conservava ancora all’epoca di Augusto.
In realtà sembra che l’intervento di Silla abbia corretto in senso oligarchico
la costituzione ateniese, alimentando in modo particolare i poteri della Bulé
[5] e dell'Areopago
[6].
Quest’ultimo appare in effetti nelle iscrizioni e nelle fonti letterarie del I
sec. a.C. il consiglio per eccellenza dello stato ateniese: oltre ai poteri
giudiziari che esercita ancora per lo meno nel 17 d.C.
[7], l’Areopago onora gli stranieri e sorveglia
i costumi. Una particolare sorveglianza l’Areopago sembra aver esercitato sugli
insegnamenti riservati alla gioventù. Sono queste competenze dell’Areopago che
spiegano la decisione degli ascoltatori di Paolo di condurlo davanti
all’Areopago [8] per dar ragione della nuova
dottrina da lui insegnata. E’ dunque possibile che il discorso di Paolo sia
stato tenuto veramente in mezzo all’Areopago e che non si tratti di una finzione
letteraria, come alcuni credono, anche se il discorso non sembra comportare una
seduta formale del consiglio areopagitico: la presenza di una donna tra gli
ascoltatori di Paolo - Damaride - rivela infatti il carattere informale
dell’assemblea.
Rapporti tra Paolo e gli Stoici di Roma
Il dialogo di Paolo con gli Stoici, interrotto bruscamente ad Atene, sembra
essere stato ripreso a Roma dove lo stoicismo era la filosofia dominante. Esso
era presente come dottrina morale e politica più che come spiegazione teoretica
della realtà, e appariva perciò connaturale alla mentalità vetero-romana della
classe dirigente.
Un clima di rapporti e dialogo tra stoici romani e cristiani è attestato da una
serie di fatti:
- dalla stima che il martire Giustino (II sec.) mostra per il filosofo stoico
Musonio Rufo vissuto il secolo precedente e da lui chiamato martire
inconsapevole di Cristo, e dal giudizio di Tertulliano su Seneca, che chiama
saepe noster.
- dalla concordanza che lo stesso Giustino rileva a più riprese nelle sue
apologie tra morale stoica e morale cristiana Giustino rileva a più riprese
nelle sue apologie tra morale stoica e morale cristiana.
- dall'accordo esistente tra la concezione politica degli Stoici e in
particolare il loro concetto di libertas e 1'atteggiamento dei Cristiani
verso lo Stato così come ci è rivelato dalla I lettera di Pietro e dalla lettera
ai Romani di San Paolo.
- dalla quasi coincidenza negli stessi anni della persecuzione contro i
Cristiani e contro gli Stoici sotto Nerone e Domiziano. In questi anni infatti
Cristiani e Sroici caddero vittime dell’incomprensione e dell’impopolarità delle
folle.
Ma alcuni elementi in particolare permettono di dare fondamento alla tradizione
di un’amicizia tra il filosofo stoico Seneca e Paolo, che trova la sua
esplicitazione nell’epistolario a loro attribuito:
- Seneca era fratello di Gallione, con cui Paolo aveva avuto rapporti a Corinto,
ed era amico di Burro, prefetto del pretorio al tempo della prima prigionia
romana di Paolo. Lo stesso Burro fu responsabile del trattamento liberale
riservato a Paolo (gli Atti insistono sulla parresia, la libertà di parola con
cui Paolo poté durante questa prigionia predicare il Vangelo) e con ogni
probabilità responsabile della sua assoluzione.
- Lo Scarpat [9] osserva che l’uso del termine
caro (“carne”) in Seneca è affine a quello paolino di σάρξ (“carne”) e di
probabile influenza giudeo-ellenistica. Un’ulteriore conferma si ha in un altro
stoico romano contemporaneo di Paolo, il poeta Persio, che ricorda con lo stesso
significato paolino di “carne” la pulpa scelerata che impedisce agli uomini una
retta e pura pratica religiosa, e sembra anche in altri passi riecheggiare
concetti della predicazione cristiana.
Possiamo quindi concludere che Paolo ebbe contatti con lo stoicismo romano e
quasi certamente conobbe Seneca.
[1] G. Scarpat, Il pensiero religioso di Seneca,
Brescia 1977, p.74
[2] Subito dopo l’espulsione degli Ebrei da Roma
nel 49: Suet. Claud. 25
[3] Il governo di Gallione in Acaia durò
dall’estate del 51 al 52.
[4] App. Mitr. 38
[5] Bulé: consiglio cittadino dell’antica polis
[6] Areopago: sede del più antico tribunale di
Atene su una collinetta presso l’acropoli.
[7] Tac. Ann. II, 55
[8] Atti 17, 19
[9] Op. cit.p. 77 sgg.
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Nell'immagine: il cs. Pozzo di San Paolo a Tarso. Sullo sfondo il colle dell'Areopago.
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