Due appuntamenti di Zetesis all’edizione 2010 del
domenica 22 agosto 2010 - sabato 28 agosto 2010
Dal Quotidiano Meeting
Due lezioni magistrali attorno al tema del desiderio nella
cultura classica oggi al Meeting di Rimini alle ore 11.15 nella sala A2.
L’incontro, condotto dal poeta e scrittore Davide Rondoni, ha visto la
partecipazione di Moreno Morani, docente di Glottologia e direttore del
dipartimento di Scienze dell’Antichità all’Università degli studi di Genova e di
Ivano Dionigi, rettore dell’università Alma Mater Studiorum di Bologna.
“L’interesse per il passato è proporzionale all’interesse per il presente. Se
l’uomo non ha a cuore il suo presente, non può avere a cuore il suo passato”.
È la chiave di lettura con cui Rondoni ha introdotto l’incontro che ha preso le
mosse, per entrambi i relatori, dal significato del termine desiderio, e dal
verbo desiderare, in ambito classico: insoddisfazione, percezione di una
mancanza, sofferenza per la lontananza, rimpianto, moto dell’animo rivolto al
passato.
L’excursus storico che ne è derivato ha mostrato che il vertice della
cultura classica occidentale coincide proprio con l’ansia di capire e di
rispondere a dubbi e domande, come anche con la brama di carpire qualche momento
di felicità di rado concesso a una vita piena di dolore e amarezza.
“L’universo in cui l’uomo greco vive è un affollarsi di forze e di spinte
contraddittorie”, ha precisato Morani. A sostegno di tutto questo, Dionigi ha
definito con precisione un quadro dentro il quale la curiositas, in quanto
espressione delle passioni dell’uomo, non sempre è positiva. “Nelle fonti
classiche quasi sempre desiderium è accompagnato da aggettivi con significati
negativo: acerbum, ingens, diuturnum, inverecundum” ha detto Dionigi.
È il cristianesimo che ha interrotto questa visione dell’uomo e della storia
introducendone una nuova, dove la concezione del tempo è lineare e così l’uomo
può sperare nella positività del futuro al punto che anche il dolore assume una
valenza positiva. “Classicità e cristianesimo: si tratta di due ipotesi di vita
ancora oggi valide per una vita che tenta di essere degnamente vissuta”: con
queste parole Rondoni ha concluso l’incontro.
(G.L.)
La registrazione integrale dell'incontro è disponibile sul canale TV www.oxxeo.tv
Piccola galleria fotografica.
CHE
È MAI L’UOMO? Il racconto del re Creso Venerdì 27, ore: 11.15, Teatro Frecciarossa D2
Reading a cura di Zetesis. Traduzioni di Moreno Morani
e Giulia Regoliosi. Regia di Andrea Carabelli.
Assistente alla Regia: Adriana Bagnoli. Maestro di recitazione:
Matteo Bonanni. Preparatore atletico: Teodoro Bonci del
Bene. In scena studenti delle scuole superiori di Milano.
Dal Quotidiano Meeting
Molti applausi per il reading-spettacolo “Che è mai l’uomo?
Il racconto del re Creso dal primo libro delle Storie di Erodoto” alle 11.15
nella gremitissima sala del Teatro Frecciarossa, a cura di Zetesis, con
traduzioni di Moreno Morani e Giulia Regoliosi, regia di Andrea Carabelli.
Performance realizzata in seguito a un lavoro di preparazione anche atletica e
coreografica svolta sotto la guida di Teodoro Bonci del Bene, che ha coinvolto
studenti delle scuole superiori di Milano.
Sotto la lente dello storico greco sono i vari episodi della vita del re di
Lidia, “uomo in balia degli eventi”, benché favolosamente ricco e potente,
costretto però a interrogarsi sulla domanda su chi sia l’uomo che possa
considerarsi veramente felice.
“Historia” o “historie” (ionico) significa indagine, ricerca: una ricerca che
produce conoscenza in quanto è fatta in prima persona, con i propri occhi. Il
sapere storico di Erodoto si legittima come sapere dell’esperienza, e non della
tradizione. Erodoto racconta che a Solone, in visita da Creso - furono mostrati
tutti i suoi tesori. “Ospite ateniese - è la domanda che il re rivolge al
filosofo ritenendo di essere lui l’uomo più ricco - hai mai conosciuto qualcuno
che fosse veramente il più felice di tutti?”.
Solone lo sbalordisce citando l’esempio di Tello di Atene: “In un periodo di
prosperità per la sua patria ebbe dei figli sani e intelligenti e tutti questi
figli gli diedero dei nipoti che crebbero tutti; lui stesso poi, secondo il
nostro giudizio già così fortunato in vita, ha avuto la fine più splendida:
durante una battaglia combattuta a Eleusi dagli Ateniesi contro una città
confinante, accorso in aiuto, mise in fuga i nemici e morì gloriosamente; e gli
Ateniesi gli celebrarono un funerale di stato nel punto esatto in cui era caduto
e gli resero grandissimi onori”.
All’irritazione del re, Solone risponde aggiungendo: “Supponiamo che la vita di
un uomo duri settanta anni; di ben 26.250 giorni, non uno solo vede lo stesso
evento di un altro. E così, Creso, tutto per l’uomo è provvisorio. Vedo bene che
tu sei ricchissimo e re di molte genti, ma ciò che mi hai chiesto io non posso
attribuirlo a te prima di aver saputo se hai concluso felicemente la tua vita.
Chi è molto ricco non è affatto più felice di chi vive alla giornata, se il suo
destino non lo accompagna a morire serenamente ancora nella sua prosperità…Non
c’è essere umano che sia sufficiente a se stesso…Di ogni cosa bisogna indagare
la fine. A molti il dio ha fatto intravedere la felicità e poi ne ha capovolto i
destini, radicalmente”.
(M.T.)
(Torna alla homepage di Zetesis)