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Dido and Aeneas (H. Purcell)


 

di Silvia Balsamo

 

 

Il primo elemento che si nota quando ci si accosta all’opera Dido and Aeneas,Ritratto di Purcell di R. White da Clostermann musicata da Henry Purcell su libretto di Nahum Tate (circa 1689), è l’atmosfera quasi surreale della quale è intessuta, frequente nell’opera barocca inglese.

L’opera si apre con un prologo, del quale non ci è rimasta la musica, ove compaiono figure della tradizione mitica classica (Febo, Venere, Nereidi, Tritoni); le varie scene sono intervallate da ritornelli e danze, elementi tipici del dramma pastorale, della favola in musica e del melodramma ai suoi albori (un esempio – il primo – tra tanti è certamente l’Orfeo di Monteverdi). La vicenda è – grosso modo – quella virgiliana, seppure con alcune sostanziali differenze. Innanzitutto abbiamo qui la presenza di un vero coro (inteso nel suo significato originario che prevedeva, oltre al canto, la danza), composto da cortigiani, streghe etc. Possiamo dire che esso, proprio perché così variegato nella sua composizione, abbia diversi ruoli. Se infatti esordisce, all’inizio del primo atto, incoraggiando Didone ad allontanare da sé la tristezza e il sospetto che la opprimono (Banish sorrow, / banish care, / grief should ne’er / approach the fair), nel secondo atto ha del demoniaco nell’affermare xxx:

 

 Harm’s our delight

And mischief all our skill.

 

Su questa stessa linea, continua nel terzo xxxx:

 

Destruction’s

Our delight,

delight our greatest sorrow!

Elissa dies tonight and

Carthage flames tomorrow.

Ha! Ha!

 

Da notare la risata quasi diabolica, qui messa in bocca al coro, che più volte ricorre nell’opera. L’elemento del soprannaturale, ancor più che nel coro, risiede nella scomparsa degli dèi dalla scena, ai quali subentrano una maga, due streghe e uno spirito. Il compito della fondazione di Roma da parte di Enea passa, tutto sommato, in secondo piano. Esso viene solo accennato all’inizio del secondo atto, ma non pare decisivo per lo svolgimento dell’azione. La partenza immediata di Enea da Cartagine non è qui infatti voluta dagli dèi dai quali gli è stata affidata la missione, ma è semplicemente la concretizzazione dell’odio che le forze soprannaturali, alle quali ho fatto riferimento poco sopra, nutrono per Didone: sembra quasi un loro “capriccio”, senza alcuna finalità costruttiva, ma con il solo intento di provocare la tragica fine della regina. Infatti, Enea, nel primo colloquio con la regina, afferma che Aeneas has no fate / but you, ancora inconsapevole di ciò che lo attende.

Veniamo ora, da ultimo, all’analisi dei due protagonisti: Didone ed Enea. Come nel modello romano, la regina si innamora del suo ospite dopo il racconto che questi fa delle proprie peripezie, che però non viene qui messo in scena. All’esclamazione Quae bella exhausta canebat! di Aen. IV, 14 corrispondono perfettamente i versi What storms, / what battles did he sing?, pronunciati dalla stessa Didone nel dialogo con Belinda ed il coro che occupa la prima scena del primo atto. Il conflitto interiore di Didone tra la fedeltà al marito e la passione crescente è qui notevolmente ridotto e semplificato, così come nulla, o quasi, viene detto a proposito delle sventure passate di lei (che parla soltanto genericamente di animo with storms / of case oppress’d). Diverso rispetto alla narrazione di Virgilio appare anche l’atteggiamento di Enea davanti al proprio destino. Innanzitutto, rimasto solo in scena, appena ricevuto l’ordine di partire, da parte del folletto inviato dalla maga sotto le sembianze di Mercurio, egli afferma:

 

How can so hard a fate be took?

One night

Enjoy’d, the next forsook.

Yours be the blame, ye gods!

For I obey your will,

But with more ease could

Die.

 

Questa divergenza dal modello è accentuata da ciò che succede nell’ultimo atto. Faccio riferimento in particolare alla seconda scena: Enea, addolorato, confessa a Didone l’ordine ricevuto; costei però non ritiene autentico il dolore dell’uomo, mettendo in dubbio, di conseguenza, l’amore che egli le aveva dichiarato. A questo punto, l’uomo ha un ripensamento ed è risoluto a trascurare la volontà divina (o meglio, quella che gli è stata ingannevolmente presentata come tale).

 

In spite of Jove’s command,

I’ll stay,

Offend the Gods,

And Love obey.

 

Ma è troppo tardi: la regina si sente tradita, perché egli ha potuto pensare anche solo per un istante di abbandonarla. Diventa dunque qui, in sostanza, la Didone di Aen. VI, che Enea incontra nella sua discesa agli Inferi e che Virgilio ci descriveva ormai insensibile ed imperturbabile:

 

Illa solo fixos oculos aversa tenebat

Nec magis incepto voltum sermone movetur,

quam si dura silex aut stet Marpesia cautes.

 

Didone minaccia di uccidersi se Enea indugerà ancora ma, anche partito costui, la morte è l’unica “soluzione” contemplata dalla regina. Le sue ultime parole, comunemente definite “il lamento di Didone”, sono rivolte alla sorella :

 

[…]

When I am laid in earth,

May my wrongs create

No trouble in thy breast;

Remember me, but

Ah! Forget my fate.

 

Musicalmente, il “lamento” consiste in un recitativo, come di consueto accompagnato da un basso continuo, nella tonalità di do minore; e in una breve aria nella tonalità di sol minore, in forma di Passacaglia su un basso ostinato (figura musicale ripetuta ad oltranza uguale a sé stessa) che, come è stato notato, sarà ripreso pressoché identico (solo, nella tonalità di mi minore) da Bach nel Crucifixus della Messa in Si minore (composta tra il 1724 e il 1749).

Osservando le due linee melodiche, la somiglianza sarà riconosciuta anche dai meno esperti in materia.

 

Figura 1: Purcell, Dido's Lament, 1-5

 

 

Figura 2: Bach, Messa in Si minore, Crucifixus, 1-5

 

Ancora dal punto di vista musicale, è interessante che l’opera inizi e finisca nel modo minore (inizio in do minore, fine in sol minore). Questo conferisce al tutto una certa drammaticità, che ben si addice al tragico epilogo della vicenda, ma che rappresenta, a mio avviso, una significativa novità rispetto all’Orfeo, ovvero il primo esempio di melodramma ai suoi albori. Entrambe le opere hanno per modello una vicenda che, nella tradizione classica, non contemplava il lieto fine (Orfeo perde per sempre Euridice, Didone si suicida), eppure vi è una sostanziale differenza. Il libretto di Alessandro Striggio per l’opera di Monteverdi segue il testo della Fabula di Orfeo del Poliziano, aggiungendo però ad essa un lieto fine moraleggiante (ci si è chiesti se questa conclusione fosse quella originale del libretto di Striggio o se non si tratti, invece, di una modifica apportata dallo stesso Monteverdi appena prima del 1609, anno in cui l’opera andò in scena per la prima volta), con l’assunzione in cielo di Orfeo: probabilmente questo fu usato come espediente per garantire il successo dell’opera e scongiurarne il rischio di censura, in un momento storico ancora fortemente dominato dallo spirito del Concilio di Trento (1563). Con Purcell, siamo invece in tutt’altro contesto: ci troviamo nell’Inghilterra di fine secolo (1680 circa), dove, di lì a poco, avrà inizio l’Età dei Lumi, che alla morale opporrà la ragione. Non vi sarà stato dunque più bisogno, probabilmente, di “correggere” il modello classico per farlo accettare dalla società e così, con questa diversa sensibilità, potrebbe forse spiegarsi la differente ispirazione di queste due opere che, ciascuna a proprio modo, restano due capolavori della musica barocca. Sebbene infatti Dido and Aeneas si concluda con la danza degli Amori, invocati perché spargano rose sul sepolcro della regina, non si può parlare di lieto fine, ma questo mi pare piuttosto rientrare in quell’atmosfera surreale alla quale accennato sopra, che ben poco ha di moraleggiante.


Bibliografia

P. Bono-M. Tessitore, Il mito di Didone. Avventure di una una regina tra secoli e culture,
Bruno Mondadori, Milano 1998
M. Caraci Vela, Purcell in Enciclopedia Virgiliana, a cura di F. della Corte, Roma 1984-1991
W. Cummings, Dido and Aeneas. Preface, London and New York: Novello, Ewer and co., 1889

 

Libretto dell'opera con versione italiana al seg. link:

http://www.dicoseunpo.it/P_files/Dido_Aeneas.pdf

Filmati integrali dell'opera nel sito di Youtube a questo link: youtube oppure a questo: youtube

Vari brani dell'opera sono reperibili nello stesso sito. File audio musicali sono reperibili in rete su diversi siti.


Partiture complete e altre informazioni dell'opera nel sito IMSLP (clicca qui)

                    

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Gli esempi musicali presenti nella pagina sono tratti da filmati presenti su Youtube. Vedi la pagina di Disclaim a questo link.