Quello che veramente conta
 

 

 

 

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Quello che veramente conta

nel nostro insegnamento

 

Intervento di Giulia Regoliosi alla Cerimonia per gli 80 anni del Liceo Carducci

(30 gennaio 2014)

Ringrazio anzitutto il Preside, che ho conosciuto due anni fa come presidente di maturità nel mio liceo Alexis Carrel – un ottimo presidente, se posso dirlo -  poi i colleghi e tutti i presenti. E’ un anniversario – 80 anni del liceo: anche se non li ho vissuti tutti per ovvi motivi anagrafici, ne ho vissuti però una buona parte, e forse sono l’unica ad aver festeggiato qui il cinquantenario. E mio marito, che è qui presente, compare, quasi un bambino, in una foto di classe.

Ma non intendo fare un memoriale. Parto invece da un fatto recentissimo, di ieri pomeriggio. Nel mio liceo c’era un’assemblea di genitori di IV ginnasio, quindi di ragazzi alle prime esperienze liceali. Nel preparare l’assemblea coi colleghi della classe abbiamo deciso che la cosa fondamentale, prioritaria, da comunicare non riguardava né il futuro, cioè la preparazione per gli anni a venire, né il passato, benché costituisca la maggior parte dei contenuti del classico.  Importantissimi certo, come diremo: ma prioritario è il presente dei ragazzi, cioè la possibilità che ciò che studiano abbia ora senso e gusto. Se questo non avviene, il rinvio al futuro è solo una cambiale in bianco, da riscattare chissà quando e chissà se; lo studio del passato può essere erudizione, fatica, forse noia, al più nostalgia sentimentale. Allora il presente è cercato altrove, negli spazi fuori scuola, nei tempi liberi che rischiano di essere una fuga affannosa.

Se fin d’ora ciò che si studia ha senso e gusto per me adesso – per me ragazzo, come  per me di età non proprio verde – allora tutto viene recuperato: e l’asse del tempo, così importante per evitare superficialità e dimenticanze, ritorna possibile. E si capisce che il passato è importante perché in esso, nel mondo greco-romano in particolare,  si trova l’inizio di tutto, filosofia e storiografia, scienze e matematica, diritto e poesia, ricerca religiosa e annuncio ebraico-cristiano, arte e  sport; un inizio che, come diceva uno studioso tedesco, Schadewaldt, è stato come porre l’ordito su un telaio, e su di esso ogni epoca ha intrecciato e disfatto nuovi fili, nuove trame. Al futuro si arriva con l’acquisizione di un metodo rigoroso che valorizza il particolare nell’insieme, senza il quale non sarebbe possibile nessuna professione seria.

Ma allora che cosa significa senso e gusto per me ora?  Mi pare che la cosa fondamentale sia insegnare ai ragazzi ad avere interesse per sé stessi, cioè interrogarsi al fondo sui propri desideri e le proprie esigenze e domande. Questo interesse a sé azzera le distanze, avvicina agli uomini di ogni tempo, di ogni disciplina, di ogni luogo. Faccio solo un esempio.

Una delle esigenze che vediamo con più evidenza è quella di comunicare. Non mi soffermo qui sui modi e gli ambiti, i messaggini e le chat, i social network e le mail: questioni che ci porterebbero lontano, ad analizzare rischi sociali e semplificazioni linguistiche. Andiamo al fondo. Se comunicare è un’esigenza seria, allora scopriamola. Cerchiamola nelle modalità con cui la lingua di un popolo si è attrezzata, il come e il che cosa intende comunicare, il che cosa omette e va capito con altri mezzi; nelle modalità con cui una lingua è diventata un’altra lingua, più lingue diverse; nelle modalità con cui una lingua ha creato immagini, metafore, si è adattata ad esprimere idee nuove, idee importate, realtà che prima non c’erano; con cui una lingua si è trasferita insieme ai parlanti, da Roma alla Romania, dall’Inghilterra alla Nuova Zelanda. Ancora: dalla comunicazione si passa facilmente all’uso della parola come mezzo di persuasione: la retorica greco/romana ha individuato le più sottili modalità di convincere, o anche di manipolare chi ascolta: comprenderlo significa essere in grado non solo di usare la parola, ma di penetrarla e smontarla, di scoprirne gli usi nella politica, nella pubblicità, nei media, di essere insomma più accorti e più liberi.

E al comunicare si aggiunge l’esigenza espressiva, inventiva, con quella necessità di unire rigore e creatività che i grandi poeti conoscono nel loro travaglio, e che tanti ragazzi timidamente poeti è bene imparino per disciplinare la lingua e il cuore.

E sulla poesia penso che i prossimi interventi saranno di aiuto. Grazie

 

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