Il latino tardo
 

 

 

 

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Il latino tardo

Nuova Secondaria, 15 aprile 1993, pag. 67

La tesi di Bonfante, citata nella precedente nota, secondo cui già nell'età imperiale si sarebbe parlata una lingua con molti dei tratti che caratterizzano l'italiano, non ha trovato concordi gli studiosi. Quando si è cominciato a parlare italiano, quando si è cessato di parlare latino? Quando, in una parola, è morto il latino? Domande non semplici, a cui è impossibile dare risposte precise, e che hanno visto diverse soluzioni a seconda degli elementi che si sono presi in considerazione o privilegiati: e in sostanza domande irrilevanti: ponendo l'accento più sulla continuità che sulla frattura, si potrebbe rispondere che mai si è cessato di parlare latino, perché le attuali lingue romanze non sono altro che la forma assunta dal latino parlato nel nostro tempo e nei vari paesi, senza che vi sia stata mai un'interruzione nella vicenda linguistica. Allora la domanda da porre è piuttosto un'altra: quando il latino scritto e il latino parlato hanno cessato di essere due varietà di un medesimo sistema linguistico? Sarebbe vano tentare una risposta fondandosi solo sui fatti linguistici: il problema va posto innanzitutto su basi culturali: la decadenza, e la successiva morte, del latino procede parallelamente al trapasso dalla civiltà antica verso la civiltà medievale, con un'evoluzione graduale, più veloce in certi secoli, più lenta in altri. A fronte di una relativa conservatività della lingua scritta sta il rapido e contuno irrompere di parole e costruzioni nuove nella lingua parlata: col passare dei secoli, la distanza fra le due varietà si accresce, nonostante che a partire dal V secolo il disgregarsi dell'unità politica (e quindi il cessare della funzione unificatrice, anche dal punto di vista linguistico, di Roma) e la minor attrattiva che esercitano i classici pagani consentano anche alla lingua scritta di adeguarsi almeno in parte all'evoluzione della lingua parlata, assimilandone le novità. Col divaricarsi della forbice, nel momento in cui le due varietà divengono due sistemi nettamente differenziati, non solo cessa ogni possibilità di naturale dialettica da parte della lingua scritta sulla parlata e viceversa, ma, poco o tanto, lingua scritta e parlata divengono reciprocamente incomprensibili, se non si ha una specifica preparazione (1).
Il momento esatto di questo lungo processo non si può definire con precisione: possiamo solo dire che esso si concluse antecedentemente all'813, quando il Concilio di Tours raccomandò di leggere nelle chiese le sacre scritture in rusticam romanam linguam aut theotiscam, quo facilius possint intellegere quae dicuntur. Ma se questo è il momento finale, il momento iniziale dev'essere retrodatato almeno di alcuni secoli. Se consideriamo la nascita della categoria di determinato-indeterminato (la triplice opposizione uomo, l'uomo, un uomo rispetto al latino homo) come una delle principali differenze fra sistema latino e sistemi romanzi, la progressiva desemantizzazione di ille, ipse che porta dal tipo classico ille canis all'odierno il cane con l'assunzione del valore moderno di articolo, già vagamente preannunziata in Plauto (2), si osserva come già iniziata nelle versioni bibliche (3), ma i testi presentano ille con pieno valore di articolo (4) solo verso l'VIII secolo (5).
Si indica con latino tardo la fase in cui in modo più imperioso si insediano nella lingua scritta fatti e fenomeni propri del parlato e ci si allontana (in modo maggiore o minore a seconda della cultura e della sensibilità degli autori) dal modello classico, dando vita a una forma espressiva nuova ed originale, in cui si rilevano anche sviluppi che saranno propri delle lingue romanze. Indichiamo come punto di riferimento approssimativo il V-VI secolo. Sul latino tardo, come lingua scritta, si sviluppa poi in modo diretto il latino medievale.

(1) Così come oggi una persona greca di media cultura non è in grado di leggere una pagina di Lisia o Demostene, benché la lingua che egli parla e quella dell'autore classico si chiamino entrambe greco: nonostante la continuità dell'evoluzione, lingua antica, lingua moderna scritta e lingua popolare reappresentano ormai realtà fortemente differenziate, vasi incomunicanti fra loro, se non si ha una preparazione specifica.
(2) Cfr. Trin. 493: aequo mendicus atque ille opulentissimus | censetur censu ad Accheruntem mortuos ("il povero e il ricchissimo in pari misura viene assegnato all'Acheronte, una volta morto").
(3) dixit illis duodecim apostolis (Ev. Ioh. 6, 67).
(4) P. es. nella Parodia della Lex Salica, un testo della seconda metà dell'VIII secolo, leggiamo: ad illo botiliario frangant lo cabo, at illo scanciono tollant lis potionis ("al bottigliere rompano la testa, al coppiere tolgano le bevande").
(5) In realtà gli studiosi sono molto discordi nel fissare la data di nascita dell'articolo romanza: si va dal IV secolo (Grandgent) al VI (Rohlfs) all'VIII (Väänänen); e si rilevi che nei testi romanzi antichi l'uso dell'articolo ha una diffusione minore di quanto abbia nelle lingue moderne (fuggiami errore e giugneami paura, Dante, Inf. XXXI 39).

 
 

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