Latini e Germani (III)
 

 

 

 

"Il patrimonio greco, criticamente purificato, è parte integrante della fede cristiana" (Benedetto XVI)

"La cultura dell’Europa è nata dall’incontro tra Gerusalemme, Atene e Roma" (Benedetto XVI)

 

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Latini e Germani (III)

 

Come accennato nei precedenti interventi, le parole latine della Bibbia gotica possono dare informazioni interessanti su quegli aspetti della vita romana che una popolazione barbarica percepiva come caratteristici. Si ricordi che l’uso della parola straniera dipende, il più delle volte, dal riconoscimento di una lacuna nel proprio sistema lessicale: il parlante ricorre al prestito quando avverte di non possedere nel proprio sistema lessicale lessemi adeguati per esprimere un determinato concetto. Si è visto che i termini relativi al vino e in genere alla coltivazione della vite sono d’importazione latina. Anche per designare l’asino, animale tipico dell’ambiente mediterraneo, e pertanto anticamente sconosciuto ai Germani, si dovette ricorrere a un prestito dal latino, e poiché nel parlato il diminutivo era molto usato, tanto da prevalere spesso sulla stessa forma fondamentale della parola, la base dei prestiti germanici è la forma asellus, non asinus: la parola appare in gotico come asilus (e nel tedesco moderno come Esel); nella forma slava (osĭlŭ) e baltica (lituano asilas) si ha, come spesso, l’ulteriore espansione verso l’Europa orientale della parola latina passata attraverso il tramite germanico.
Prescindiamo qui dai termini tecnici relativi alla religione e al culto cristiano, e ci soffermeremo su alcune parole che presumibilmente sono entrate in ambiente germanico prima dell’evangelizzazione cristiana. Può essere dovuta ai Romani la diffusione di recipienti di metallo: troviamo in gotico katils (e in tedesco Kessel), dal lat. catillus, diminutivo di catinus: un oggetto che i Germani contribuirono a far conoscere ad altre civiltà dell’Europa orientale e settentrionale, a quanto è dato ricavare dallo slavo kotĭlŭ, dal lituano katilas, dal finnico kattila. Un gruppo di parole che i Goti riprendono dal latino sono quelli relativi alla cura del corpo e della persona: paurpura ‘porpora’ (col verbo che ne deriva, paurpuron ‘colorare di porpora’), balsan ‘unguento’ (dal lat. balsamum), kapillon ‘radersi’. In modo particolare sono numerosi i termini relativi alla tavola e al cibo, dalle stesse parole che indicano la mensa (got. mes, da lat. mensa, che nella lingua parlata era pronunziata correntemente mesa) e il porsi a tavola (got. anakumbjan, da lat. accumbere): evidentemente l’abitudine romana di prolungati e sontuosi banchetti non lasciava indifferenti le popolazioni germaniche. Romano è l’uso del tovagliolo, in gotico aurali (alterazione del lat. orarium ‘panno per detergersi la faccia, fazzoletto’). Il recipiente per il vino è detto in got. aurkeis, dal lat. urceus, e per bere si usava il calice (lat. calix: casualmente il termine non appare in gotico, ma un prestito sicuramente antico è presente in altre lingue germaniche, e sopravvive nel tedesco Kelch). Tra le componenti essenziali del banchetto è infine la lucerna (got. lukarn).
Poiché furono i mercanti romani a introdurre fra le tribù germaniche un metodo di rapporti commerciali non basato sul semplice baratto, non stupirà che siano di origine latina i termini che indicano il far di conto, le unità di misura e la moneta. Il got. raþio è la pura e semplice trascrizione del lat. ratio: dal sostantivo i Goti ricavano anche il verbo ga-raþjan ‘contare, numerare’; l’ampiezza semantica del termine latino è rispecchiata dalla sua ripresa germanica, in quanto rathjo è usato nel Nuovo Testamento per tradurre sia lógos ‘ragione, discorso’, sia arithmós ‘numero’; poiché il tedesco moderno Rede (che è la fedele continuazione della stessa parola germanica) significa ‘discorso’, si osserva che nella storia successiva del termine il primo valore è prevalso sul secondo. Got. pund, che traduce gr. lítra ‘libbra’, è dal lat. pondus: l’inglese pound e il tedesco Pfund sono le continuazioni moderne della stessa forma. Forme derivate dal latino moneta (divenuta, in bocca germanica, múnita, con una ritrazione dell’accento e cambiamenti del vocalismo coerenti con le tendenze generali della fonetica germanica) sono il mint dell’inglese e dello svedese nonché il Münze del tedesco moderno. E poiché sacchi e ceste erano strumenti indispensabili dei mercanti romani che s’inoltravano nel territorio germanico recando con sé i beni da vendere, è al latino saccus e cista che fanno riferimento da una parte il termine gotico sakkus, dall’altra un termine che, pur non testimoniato in gotico, si ritrova nel tedesco Kiste e nelle forme equivalenti delle altre lingue germaniche: si tratta di un prestito assunto dal germanico quando la c di cista davanti vocale palatale (e, i) era ancora pronunziata [k], diversamente da quanto appare nelle continuazioni italiana, spagnola, portoghese e così via: si tratta quindi un prestito che risale quanto meno ai primi secoli dell’impero.

 

 
 

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