1) P. Feyerabend (celebre il suo Contro il metodo del 1970) arriva ad affermare l’inadeguatezza e l’insostenibilità di qualunque teoria del metodo scientifico che voglia imporre atteggiamenti predeterminati, induttivistici o meno. Sostenitore della relatività del metodo, anzi della pluralità degli ‘standards’, contrario ad ogni autorità, ritiene che solo la libertà dei comportamenti porti alla crescita del sapere.
2) Il senso della natura (fúsij), che significava presso i Presocratici la totalità del reale, viene a restringersi e ad indicare l’essere sensibile intrinsecamente condizionato dal movimento (cfr. G. Reale, Storia della filosofia antica, Milano 1976, II, pp. 309 segg.).
3) I più significativi prima di Linneo (cfr. Enriques-De Santillana, Compendio di storia del pensiero scientifico, Bologna 1982, ristampa dell’edizione del 1936, pp. 138 segg.).
4) Cfr. Lessico Universale Italiano, XX, p.328, s.v. scienza. Reale contesta che la logica aristotelica sia divaricata rispetto alla realtà (op. cit. II, p. 424).
5) Reale, op. cit., V, s.v. scienza.
6) Tra i predecessori, si segnalano Anassagora e Ippocrate medico, i cui scritti rivelano l’applicazione del metodo induttivo.
7) Singer, Breve storia del pensiero scientifico, Torino 1961, pp. 67 segg.; Preti, Storia del pensiero scientifico, Milano 1975, pp. 68 segg.
8) Preti, op. cit., p. 87.
9) "La più profonda remora allo sviluppo del pensiero scientifico (Preti, op. cit., p. 92). Ma c’è anche il senso del sacro e il ‘ludico’, così radicati ed estesi nella mentalità antica.
10) Enriques-De Santillana, op. cit., p. 9: “I Romani ebbero tendenza all’eclettismo in filosofia e all’enciclopedismo nella scienza; il loro ruolo non fu creativo”.
11) Preti, op. cit., p. 91
12) Le arti liberali, tradizionalmente sette, sono: grammatica, dialettica, retorica (trivio); aritmetica, geometria, musica, astronomia (quadrivio). Per quanto sopra, cfr. G.B. Conte, Letteratura latina, Firenze 1987, pp. 294 segg.
13) Seneca è forse ad uno stadio più avanzato rispetto a Plinio (Enriques, op. cit., p. 213). La lettura delle Naturales Quaestiones conferma tale giudizio.
14) Non considero poemi scientifici come il De rerum natura di Lucrezio e gli Astronomica di Manilio.
15) Preti, op. cit., p. 97.
16) Plinio fu particolarmente apprezzato per i suoi indici e per l’indicazione delle fonti: gli auctores erano garanzia di verità. Su Plinio dal Medioevo all’età moderna: A. Roncoroni, L’eredità di Plinio nel passaggio dal Medioevo all’età moderna, in Plinio, i suoi luoghi, il suo tempo, Como 1984, pp. 23-39 (il volume raccoglie un ciclo di conferenze tenute a Como tra il 1979 e il 1980 in occasione del XIX centenario della morte di Plinio).
17) È il periodo della decadenza e dell’oscurantismo secondo l’opinione di Singer (op. cit., pp. 133 segg.).
18) N. Q., III, praef. 1.
19) Cfr. la prefazione di P. Oltramare all’edizione senecana de Les Belles Lettres, Parigi 1961, p. VII.
20) L’edizione di P. Oltramare si rifà agli studi di A. Gercke (a cavallo fra '800 e '900) che ha esaminato i più di 50 manoscritti delle Naturales Quaestiones (datati dalla fine del XII secolo al XV secolo) dividendoli in due famiglie, F e D, indicate come Grandinem e Quantum dalle parole iniziali, rispettivamente la prima di IV B e la prima del I libro. La prima famiglia ha perso la fine del libro sul Nilo (IV A) e l’inizio del libro sulla pioggia, la neve e la grandine (IV B). D manca di parte del III libro e di tutto il IV A. Sembra comunque certo che la serie Grandinem sia da porre prima di Quantum: si otterrebbe il seguente ordine: libri IV B, V, VI, VII, I, II, III, IV A. Per ulteriori indicazioni, vedi Oltramare, pp. XXX segg.
21) I, praef. 3.
22) praef. 5: O quam contempta res est homo nisi supra humana surrexerit.
23) praef. 6
24) praef. 9: Hoc est illud punctum quod inter totgentes ferro et igne dividitur? O quam ridiculi sunt mortalium termini!
25) praef. 13
26) IV A, praef. 20
27) I suoi prologhi, i suoi epiloghi e le digressioni servono a questo scopo: come Posidonio (Seneca ne parla nell’ep. 98, 65), si serve della suasio, della consolatio, dell’exhortatio (suasio negli epiloghi dei libri I e II; consolatio in quelli dei libri III e VI; exhortatio nel VII e IV B; inoltre l’obiurgatio nei libri I, V, VII).
28) Minime sum admiratus eum philosophum rhetori non esse cognitum qui ab ipsis philosophis praeter admodum paucos ignoraretur (Top. 3). Però, proprio in quei decenni, Andronico di Rodi pubblicò il Corpus Aristotelicum, opera immane che garantì la sopravvivenza di Aristotele nei secoli successivi (cfr. Reale, op. cit., IV, pp. 13 segg.).
29) Cfr. Diels, Doxographi graeci, p. 302, 22 segg.
30) Sull’aristotelismo in età imperiale cfr. Reale, op. cit., IV, pp. 30 segg..
31) Cfr. N. Q. VI, 3; III, praef. 1: Mundum circuire institui et causas secretaque eius eruere.
32) N. Q., III, 10, 3-4.
33) V, 6.
34) II, 24, 2 segg.
35) II, 8.
36) Oltramare, p. XXIII.
37) Arist. De motu animalium, 10, 703 a 9 (in Reale, op. cit. V, s. v. pneuma).
38) Cfr. M. Pohlenz, La Stoa, tr. it., Firenze 1967, pp. 438 segg.
39) A proposito delle tesi di Posidonio, cfr. Reale, op. cit., III, pp. 450 segg. Si vedano le osservazioni infra (a proposito del II libro della N. Q. di Plinio).
40) N. Q., V, 5, 1; VI, 16, 1 segg.
41) II, 45, 1 segg. Rimanda al problema del libero arbitrio: II, 38, 3.
42) Oltramare, p. XXV.
43) Reale, op. cit., III, pp. 350 segg.; IV, pp. 74 segg.
44) N. Q., VI, 5, 2 segg.
45) VI, 4, 2 segg.
46) Cfr. Aristotele, De Mundo, cap. 1: tale studio accresce la magnanimità dell’uomo; cfr. supra le prefazioni delle N. Q. citate.
47) VI, 4.
48) Oltramare, p. XXIX.
49) Oltramare, p. XVIII.
50) Inter nullos magis quam inter philosophos esse debet aequa libertas: IV B, 3, 6.
51) VI, 3, 2.
52) II, 22
53) VII, 1, 1
54) Cfr. Aristotele, Meteor., I, 6: #aneu dúsewj æfanísqhsan.
55) In realtà Aristotele diceva il contrario: le comete sarebbero apportatrici di siccità.
56) Nobis rimari illa et coniectura ire in occulta tantum licet, nec cum fiducia inveniendi nec sine spe: XXIX, 3.
57) Solo con la nascita della meccanica celeste, nel '600, e poi con l'introduzione dei metodi di indagine astrofisica, nel secolo scorso, si è riusciti a precisarne struttura e costituzione. La prova della loro natura celeste, dato il persistere nei secoli della spiegazione aristotelica, fu fornita solo nel '500 da Tycho Brahe. E. Halley, dopo l’enunciazione della legge di gravitazione universale di Newton, con i risultati tratti dallo studio di 14 comete osservate tra il 1337 e il 1698, poté stabilire che il moto delle comete, come quello dei pianeti, è governato dalla gravitazione solare e poté pertanto rappresentare matematicamente l’orbita della grande cometa apparsa nel 1682, la cometa periodica che da lui ebbe nome (cfr. Lessico Univ. Ital., s.v. cometa).
58) Cfr. il prologo del Vangelo di Giovanni (I, 4): “Senza di Lui (il Logos) non fu fatto nulla di ciò che esiste”.
59) Un elenco si può leggere nella lettera di Plinio il Giovane a Bebio Macro (III, 5).
60) Suetonio, De viris illustribus. De historicis, VI (fr. 80, ed. Reifferscheid).
61) Plinio il G., III, 5.
62) Suetonio, loc. cit.
63) Plinio il G., VI, 16: Innixus servulis duobus assurrexit et statim concidit, ut ego coniecto, crassiore caligine spiritu obstructo clausoque stomacho, qui illi natura invalidus, angustrus et frequenter interaestuans erat.
64) Historia nel senso greco (il significato primo della parola: ricerca, descrizione, cognizione).
65) Nobis quidem qualis in castrensi contubernio: praef. 3. Plinio ricorda (praef. 1) Catullo come conterraneus meus; ma Plinio è certamente Novocomensis, originario di Como (Histoire naturelle, ed. Les Belles Lettres, Parigi 1950, introduzione a cura di A. Ernout, p. VI, n. 1), non veronese. Conterraneus (parola del gergo militare) indica l’appartenenza a una stessa regione.
66) praef. 13.
67) ibid. 14.
68) ibid. 18.
69) ibid. 33. Cita il precedente di un Valerio Sorano (I sec. a.C.).
70) Cfr. F. Ricci, La medicina al tempo di Plinio, in Plinio... cit., pp. 227-251.
71) Cfr. Conte, op. cit., p. 376: cita Licinio Muciano, fautore di Vespasiano nella crisi del 69 d.C.
72) Il punto di vista di Conte (loc. cit.) è di notevole peso giacché Conte, con altri, ha curato per l’ed. Utet l’edizione della N. H. con traduzione e note (Torino 1982 segg.).
73) Praef. 6: Humili vulgo scripta sunt (haec), agricolarum, opificum turbae, denique studiorum otiosis.
74) Conte, op. cit., p. 377.
75) Enriques, op.cit., p.215.
76) Praef. 16
77) Importantissime le informazioni sull’arte antica; preziose tante testimonianze sulle conoscenze filosofico-scientifiche greche.
78) Cfr. introduzione al l. II a cura di J. Beaujeu (Les Belles Lettres, Parigi 1950).
79) Plinio: Mundum et hoc quodcumque nomine alio coelum appellare libuit, cuius circumflexu degunt cuncta, numen esse credi par est, aeternum. immensum, neque genitum neque interiturum umquam. Cfr. Cic. Timeo, 2, 4-5: Omne igitur coelum sive mundus sive quo alio vocabulo gaudet... E Pomponio Mela nel suo esordio: Omne igitur hoc, quidquid est, cui mundi coelique nomen indimus, unum id est, et uno ambitu se cunctaque amplectitur. Mondo e cielo sono fatti coincidere: così sosteneva anche Posidonio (Reale, op. cit., III, pp. 451 segg.).
80) Cfr. Beaujeu, op. cit., p. XV; Reale, op. cit., III, pp. 446 segg.: la ‘questione posidoniana’ a proposito degli eccessi interpretativi di K. Rheinhardt.
81) Beaujeu (p. V) cita i capp. II, 89 (sulle comete: cfr. De mundo, IV, 395 b 5), 102, 153, 212 (sulle maree determinate dalla luna: cfr. De mundo IV, 396 a 25) ecc. Il De mundo è stato nuovamente rivendicato ad Aristotele da Reale (Trattato sul cosmo per Alessandro, Napoli 1974, pp.IX segg.).
82) N. H., II, 27.
83) Finito e infinito (péraj ~ #apeiron), determinato e indeterminato (certum e incertum) sembrano mescolarsi pitagoricamente a produrre la realtà (cfr. il Filebo di Platone); ciò non contrasta con i principi stoici: infinito (per potenza) ed eterno è il logos o natura artifex, finito e pereunte il mondo, come realtà materiale. Sul neopitagorismo imperiale cfr. Reale, Storia della filosofia antica, cit., vol. IV, pp. 374 segg.: si fecero rimaneggiamenti del Timeo platonico.
84) N. H., II, 3.
85) Exustio = #ekpúrwsij: N. H. II, 236; VII, 16, 73.
86) Per gli Stoici il mondo è finito (Posidonio in Diogene Laerzio VII, 140), mentre è infinito il vuoto circostante e dunque anche l’universo, che è l’insieme del mondo e del vuoto. Gli Stoici distimguevano tra universo e tutto. Alla ekpyrosis succede la apokatastasis (Reale, Storia della filosofia antica, cit., vol. III, pp. 380 segg.).
87) N.H. II, 11-12.
88) II, 8-9. Mundus non significa solo ‘puro’; come sostantivo significa ‘ornamento’.
89) II, 102 segg.
90) II, 89 segg.
91) II, 94. Seneca vi dedica parecchi capitoli: VII, 3-27; v. supra la trattazione apposita.
92) II, 97. Interessante l’attegiamento verso la divinazione: egli si colloca a metà tra gli scettici e i creduli (che ritenevano la divinità si preoccupasse di preavvertire l’uomo), convinto assertore del determinismo stoico; cfr. Seneca, N. Q. II, 32, 2 (analoga posizione).
93) II, 158-159; cfr. Seneca, N. Q., V, 15, 2-4.
94) II, 160-166.
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