Appelli e iniziative del Vaticano: valorizzate lo studio della cultura classica

 

La Santa Sede, attraverso la voce del Pontificio comitato di Scienze storiche, negli ultimi mesi sta sollecitando con insistenza l'opinione pubblica richiamando l'importanza degli studi classici come irrinunciabile strumento per conoscere e valorizzare le nostre radici culturali. Tra le iniziative lanciate dal Comitato per sensibilizzare l'opinione pubblica sul problema segnaliamo l'organizzazione del Convegno Internazionale "Futuro Latino" (maggio 2007) e il lancio di un premio giornalistico volto a "favorire, in particolare presso le Istituzioni politico-culturali e nei soggetti giovani, la promozione dell’insegnamento e la valorizzazione dello studio delle lingue classiche (greco e latino) come approccio alle radici classiche e cristiane dei Paesi dell’area culturale europea".

Circa il Convegno "Futuro Latino" riportiamo stralci di un articolo apparso su un organo di informazione diffuso attraverso la rete:

 

 

Quale futuro per il latino?
 

Promotori dell'iniziativa Cnr e Pontificio Comitato di Scienze Storiche
Roma, 25 mag. - Numerose e importanti sono le sfide lanciate all'identità culturale europea all'alba del terzo millennio. Un'epoca di rapidi cambiamenti e di incessante evoluzione tecnologica presuppone la continua rinegoziazione del patrimonio di saperi consolidato dalla tradizione. Nuovi settori della scienza e della cultura vanno radicandosi sempre più, spesso a discapito dell'interesse e degli investimenti in discipline umanistiche dal passato glorioso. Le dinamiche proprie della globalizzazione tendono verso uno scenario culturale omogeneizzato, semplificato e per certi versi banalizzato. A farne le spese sono spesso i saperi meno monetizzabili e di più antica tradizione, che paiono in via d'estinzione e costituiscono invece pietre miliari della secolare cultura europea.

Esempio cardine di questo genere di fenomeno è rappresentato dal latino. Sempre meno considerato nell'economia della formazione scolastica delle future classi dirigenti, sempre meno insegnato e studiato. Anche la ricerca appare destinata a vedere via via ridursi i fondi a propria disposizione. Da qui l'esigenza per la comunità scientifica e culturale europea di confrontarsi sul tema per valutare la siutazione attuale e le prospettive future, per quanto concerne una lingua morta che pure è componente imprescindibili delle nostre radici.

Per questo motivo Cnr e Pontificio Comitato di Scienze Storiche hanno promosso il convegno “Futuro latino: la lingua latina per la costruzione e l’identità dell’Europa”, una due giorni in programma a Roma per questo fine settimana. Doppio appuntamento per gli amanti del latino di tutta Europa: questa mattina, a partire dalle 9.30, presso l’aula Marconi del Consiglio nazionale delle ricerche e domani, dalle ore 10.00, presso la Domus Sanctae Marthae nella Città del Vaticano.

Sono previsti interventi di diverse personalità di fama internazionale.

(Per leggere il contributo nella sua integrità:  http://www.voceditalia.it/index.asp?T=naz&R=sci&ART=9988

(Per visitare direttamente il sito del Comitato vaticano, anche per accedere al bando del concorso giornalistico di cui oltre, clicca qui; se vuoi aprire una discussione sull'argomento nel Forum di Zetesis clicca qui)

 

 

Appendice. Una breve rassegna con alcune reazioni degli organi di informazione relativamente alle iniziative del Comitato.

 

 

La Stampa, Torino
CITTÀ DEL VATICANO. Il latino e il greco come specie in via di estinzione, e il Vaticano cerca di varare una campagna per evitarne la graduale scomparsa. Intanto, lancia un allarme: le due lingue classiche per antonomasia sono studiate sempre di meno, e sempre peggio, nelle scuole e nelle università del nostro continente e nei Paesi di cultura europea. E non si tratta di una semplice difesa del proprio orto da parte di alcuni specialisti innamorati della propria disciplina. Infatti il crollo della conoscenza del latino e del greco comporterà danni crescenti e profondi in altri campi; in particolare nello studio dei vari settori filologici, filosofici e teologici. Un minor numero di studenti di queste materie avrà come effetto la decadenza di ogni «ricerca seria» in questi settori. L’allarme parte da un organismo di grande prestigio, il Pontificio comitato di scienze storiche della Santa Sede; un quadro realistico e preoccupato dello studio delle lingue classiche in Europa, dopo «le deludenti politiche scolastiche adottate in questo settore negli ultimi decenni». In Italia, per esempio, lo studio del greco al liceo classico è stato da anni ridotto, scendendo da cinque a quattro ore settimanali. Le conseguenze si sono fatte sentire immediatamente; infatti i docenti universitari di discipline classiche lamentano l'arrivo di studenti assolutamente impreparati, soprattutto in greco. Anche per questo il comitato vaticano per le scienze storiche ribadisce «con forza, e a tutti i livelli istituzionali, l'importanza delle lingue classiche per una cultura che è alla base non solo dell'Europa presente e futura e di Paesi che risentono di queste radici culturali, ma che, in ultima analisi, rappresenta un patrimonio culturale per l'intera umanità».
Nel suo piccolo, l’organismo vaticano cerca di contrastare la tendenza dominante; e per non assistere con le mani in mano alla decadenza delle lingue classiche bandisce un premio giornalistico per articoli che, pubblicati da oggi all’aprile 2007, mettano in luce l'attualità e il significato delle lingue classiche per lo sviluppo scientifico e culturale, ne illustrino l'importanza sul piano pedagogico e diano conto delle politiche degli Stati per favorirne lo studio. (...)
Il premio giornalistico è nato sotto il pontificato di Karol Wojtyla, (quella promossa ieri è la seconda edizione) ma la difesa del latino e del greco trova un sostenitore convinto nell'attuale Pontefice. Benedetto XVI è interessato al latino fin da quando era giovane, (allora lo si studiava, soprattutto in seminario con un’intensità inimmaginabile oggi) e tuttora lo parla quotidianamente e con gusto. Lo confessò lui stesso l'anno scorso, ricevendo i rappresentanti della Fondazione «Latinitas», organismo vaticano impegnato nella divulgazione del latino grazie anche al «Certamen vaticanum», concorso internazionale per testi in poesia e prosa in lingua latina. Nell’agosto scorso l'Osservatore romano ha proposto di usare il latino come lingua ufficiale delle relazioni internazionali, a scapito dell'inglese che pur egemone è pur sempre una «lingua nazionale...impostasi per ragioni fondamentalmente politiche ed economiche è destinata al ridimensionamento col venire meno di tali ragioni», mentre il latino fu voce «non di una particolare comunità, ma dell'universo mondo allora conosciuto» ed espressione di una civiltà universale.
 


Tendenze Online Info
VATICANO, LATINO E GRECO 'PATRIMONIO PER INTERA UMANITÀ'
Città del Vaticano, 30 ott. (Apcom) - "Nonostante le deludenti politiche scolastiche adottate in questo settore negli ultimi decenni occorre ribadire con forza, e a tutti i livelli istituzionali, l'importanza delle lingue classiche per una cultura che è alla base non solo dell'Europa presente e futura e di Paesi che risentono di queste radici culturali, ma che, in ultima analisi, rappresenta un patrimonio culturale per l'intera umanità": a partire da questa considerazione, il Pontificio comitato di scienze storiche ha deciso di promuovere un "premio giornalistico" per articoli su quotidiani o periodici dedicati ad "attualità e significato delle lingue classiche per lo sviluppo scientifico e culturale"; "importanza delle lingue classiche sul piano pedagogico"; "politiche sviluppate dagli Stati al fine di favorire lo studio delle lingue classiche". Se non si corre ai ripari, spiega il dicastero vaticano in una nota diffusa oggi dalla sala stampa vaticana, si rischia il "decadimento della ricerca seria in quei settori". (...)
 

Corriere della Sera, Milano
CITTÀ DEL VATICANO - A chi viaggia per lavoro può accadere, in ambito internazionale, di rimanere «male» constatando che l'inglese parlato, per esempio , da tedeschi, è in media largamente migliore del nostro. Per il buon motivo che è materia meglio studiata a scuola. Ma (ancora più umiliante), può accadere anche che perfino la loro conoscenza del latino sia migliore della nostra. Ovvia l'obiezione:pazienza, l'inglese serve, il latino no. Ma non tutti la pensano così, e se in alcuni Stati esteri il valore formativo delle lingue classiche è ancora tenuto in gran conto, nel nostro Paese, che dovrebbe essere la culla naturale perlomeno del latino, è invece in calo. E a preoccuparsene è, ancora, uno Stato estero, cioè Città del Vaticano, che teme che, in generale, il declino dello studio di greco e latino porterà a un impoverimento degli studi non solo storici, ma anche filologici, filosofici e teologici e a un «decadimento della ricerca seria in quei settori». Per arginare questo interesse declinante la Santa Sede vuole porre il problema non solo in ambito accademico e scolastico, anche attraverso i media, «nell'ambito più vasto dell'opinione pubblica» e per «sensibilizzare» le autorità nazionali e «sovranazionali preposte alle scelte educative».
A questo scopo il Pontificio comitato di scienze storiche ha deciso di promuovere un «premio giornalistico» per articoli su quotidiani o periodici dedicati a «attualità e significato delle lingue classiche per lo sviluppo scientifico e culturale»; «importanza delle lingue classiche sul piano pedagogico»; «politiche sviluppate dagli Stati al fine di favorire lo studio delle lingue classiche». Il dicastero pontificio da sempre dà spazio al sostegno e all'incremento delle discipline umanistiche per una maggiore valorizzazione della storia e intende contribuire alla promozione delle lingue classiche nelle scuole e università europee e nei paesi di cultura europea. (...)

 

Quotidiano Nazionale
Città del Vaticano, 30 ottobre 2006. - Il Vaticano lancia l'allarme per la progressiva scomparsa delle lingue classiche, il latino e il greco. Così nei Sacri Palazzi hanno deciso di passare l'azione e di promuovere un bando giornalistico per articoli dedicati a vari aspetti relativi alla promozione e alla valorizzazione delle lingue classiche.
È un'iniziativa con la quale il Pontificio comitato di scienze storiche «intende contribuire alla promozione dello studio e dell'insegnamento delle lingue classiche nelle scuole ed università europee e dei paesi di cultura europea».
«Riteniamo - si legge in un comunicato diffuso oggi dal dicastero vaticano - che il progressivo declino della conoscenza del greco e del latino porterà ad un numero sempre più esiguo di studenti capaci oggi di dedicarsi non solo agli studi storici, ma anche a quelli filologici, filosofici e teologici su un livello adeguato e quindi al progressivo decadimento della ricerca seria in questi settori».
 

La Padania, dall'articolo I preti del Post-Concilio non sanno più il latino, di Giulio Ferrari
Città del Vaticano - Preti post-conciliari che non sanno neppure leggere lapidi e iscrizioni poste nelle loro chiese, mentre un crescente numero di fedeli attende come una liberazione dalle improbabili liturgie fai da te il ritorno della “messa di sempre” (sondaggi sul sito del Corriere della sera e su excite.it attestano un 70% di favorevoli), celebrata in latino (predica e Vangelo a parte).
Sarà un caso, ma nell’imminenza del motu proprio di Benedetto XVI, che “riabiliterà” il rito dei nostri padri dopo 35 anni di oscuramento, la Santa Sede lancia l'allarme per la dilagante ignoranza nelle lingue classiche a livello di insegnamento scolastico. Il Pontificio comitato di Scienze storiche prevede che, si legge in una nota, «il progressivo declino della conoscenza del greco e del latino porterà ad un numero sempre più esiguo di studenti capaci oggi di dedicarsi non solo agli studi storici, ma anche a quelli filologici, filosofici e teologici su un livello adeguato e quindi al progressivo decadimento della ricerca seria in questi settori».
Una questione che dovrebbe preoccupare i superstiti seminari cattolici, decimati dal “rinnovamento” modernista e svuotati dall’indifferentismo religioso. E, infatti, tra chi “studia da prete” la lingua della tradizione cattolica sembra diventata un optional. Lo aveva denunciato da tempo don Biagio Amata, latinista di chiara fama della Pontificia università salesiana quando, in occasione di un convegno per i 40 anni della Veterum sapientia (la costituzione apostolica che ribadiva l’importanza del latino nel programma di studio dei seminaristi firmata da Giovanni XXIII nel ’62), dichiarò che «oggi ci sono sacerdoti che non sanno leggere nemmeno le lapidi che hanno nelle loro chiese». E puntò il dito proprio contro i seminari, colpevoli di essersi “dimenticati” l’insegnamento del latino.
Alla facoltà teologica dell’Italia settentrionale di Seveso (seminario arcivescovile di Milano) la lingua ebraica e un corso integrativo di greco (due ore a settimana) sono in programma, ben evidenti nella pagina on line del primo anno. Il latino non si trova, ma c’è, assicura il rettore don Marco Oneta: «E’ previsto - ci spiega - un corso integrativo di latino della durata di un anno per chi accede al seminario senza aver frequentato studi liceali. Da noi è così, altrove non so. Come tutte le lingue antiche, il latino va perfezionato in seguito». Un anno, a poche ore la settimana, per chi è completamente digiuno, o per chi rischia di dimenticarselo, non pare molto più di un’infarinatura o, sembra dire il rettore, la spolverata che si riserva all’anticaglia. E’ vero che anche le vecchie contadine erano in grado di capire e apprezzare la messa in latino, con le sue formule semplici ma profonde e, se vogliamo, grazie al messalino con traduzione simultanea... Ma da un ministro di Dio, un sacerdote, colui che dà le cose sacre, sarebbe forse lecito aspettarsi di più e il piano di studi in questo non aiuta.
In ogni caso don Oneta mette le mani avanti: a giorni, spiega, arriverà da Roma la nuova “ratio studiorum”, con le istruzioni per i programmi dei seminari dell’era di Benedetto XVI. Che è Papa moderato, poco entusiasta delle fughe lontano dalla tradizione e verso il nulla compiute dalla gerarchia ecclesiastica dal postconcilio ad oggi.
Una tabula rasa che per Alberto Giannino, presidente dell’Associazione docenti cattolici, ha il suo peso nella crisi dei seminari. «Ormai sono semivuoti - sottolinea Giannino - nel 1953 Venegono sfornava 100 preti, nel 2007 saranno solo 12. E questo nella diocesi milanese, la più popolosa d’Europa. E’ certo che anche il latino ha la sua importanza, è una scelta nel segno della continuità col patrimonio dottrinale cattolico: molti testi di Padri della Chiesa sono scritti in questo idioma, conoscerlo aiuterebbe lo studioso, il religioso». (...)

 

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